(Nella foto, il tecnico Stefano Pioli, di Andrea Martini)
Dopo la vittoria in Conference League, la Fiorentina di scena al Franchi, con i felsinei del Bologna, nel derby dell’Appennino, cosiddetto per la relativa distanza tra le due città di capoluogo.
Una gara che vale come prova di riscatto in campionato, per risalire la classifica, per dare una svolta ad una stagione fin qui deludente.
Sulla panchina degli ospiti, l’ex tecnico Vincenzo Italiano, assente per problemi di salute, al suo posto Daniel Niccolini.
Buona affluenza di pubblico con 19.445 presenze sugli spalti.
Il tecnico Stefano Pioli, torna alla formazione tipo, il modulo del 3-5-2, De Gea tra i pali, Pongracic, Marì, Ranieri, Dodo, Mandragora, Nicolussi Caviglia, Fagioli, Gosens, Gudmundsson, Kean.
Parte subito in attacco il Bologna, con il primo corner e la respinta di De Gea.
Il pressing dei rossoblu mette in difficoltà i viola, ma al primo affondo Kean davanti il portiere Skorupski, manda fuori dalla porta, con il centravanti in fuorigioco.
Al 18esimo ancora una parata provvidenziale di De Gea su Miranda, l’arbitro La Penna ferma il gioco per un check Var, si valuta un possibile tocco di mano di Dodo, dopo la visione delle immagini, si prosegue con una rimessa laterale.
Al 25esimo arriva il vantaggio degli ospiti, batti e ribatti in area, Marì cerca di allontanare, arriva Castro che al volo manda il pallone sotto l’incrocio dei pali.
La Fiorentina incassa il colpo e non riesce a trovare spunti, diversi passaggi sbagliati.
Al 30esimo sugli sviluppi di un corner, Ranieri in area manda alto sopra la traversa.
Un paio di occasioni dei viola, un tiro di Gudmundsson sul primo palo respinto dal portire rossoblù, una punizione battuta da Mandragora, respinta dal portire, dalla ribattuta Dodo manda sull’esterno della rete.
Dopo due minuti di recupero si va all’intervallo.
La ripresa inizia con la prima occasione viola, lancio di Mandragora per Kean, il cui tiro viene respinto dal portiere, nell’azione l’arbitro fischia per decretare un rigore, fallo di mano di Lucumi, dopo la visione Var, il penalty viene revocato.
AL 52esimo il raddoppio del Bologna, traversone di Holm sul primo palo, con Cambiaghi che anticipa la difesa e manda in porta un diagonale.
Il tecnico Pioli corre a i ripari con un triplo cambio, entrano Ndour, Dzeko e Fortini, per Mandragora, Fagioli e Gosens.
I viola non sembrano cambiare le dinamiche della gara, il solo Kean prova a dare una scossa con azioni personali.
Al 65esimo altra sostituzione, esce Nicolussi Caviglia per Sabiri.
Un minuto dopo un traversone di Miranda per Orsolini, che di testa trova la respinta di De Gea, il pallone resta in area con Dallinga che realizza la terza rete.
Parte la contestazione unanime del Franchi, dalla Curva con cori verso giocatori, alla tribuna autorità, con parole di dissenso verso i dirigenti presenti.
Nel frattempo il Var annulla la rete di Dallinga, per fuorigioco di Orsolini.
La posizione netta della Curva e il goal annullato, danno la carica ai giocatori che si proiettano in area avversria, un tiro di Kean fermato sulla linea di porta.
Al 72esimo il fallo di mano in area di Ferguson, vale il rigore per i viola.
Dagli undici metri si porta Gudmundsson che batte Skorupski e accorcia le distanze.
La Fiorentina in pressing, discussioni nelle due aree per altri rigori non concessi, nervosoismo in campo, Bologna in inferiorità numerica, per l’espulsione per doppia ammonizione di Holm, per fallo su Fortini.
L’ultimo cambio Piccoli al posto di Ranieri.
Nei sei minuti di recupero, un rocambolesco finale, cross di Dodo per Kean in area, l’attaccante con una rovesciata colpisce la mano di Bernardeschi (ex viola bersagliato con cori denigratori per il suo passato bianconero), ancora un check Var per decretare la massima punizione.
Al 94esimo confermato il rigore, sul dischetto il numero venti Kean, che spiazza Skorupski e riporta in pari la gara.

Moise Kean, autore del secondo rigore, di Andrea Martini
Parapiglia in campo tra Dzeko e Lucumi, con i giocatori delle due squadre coinvolti, l’arbitro riporta la calma e si prosegue con le battute finali.
Al 98esimo incredibile occasione per i viola, traversone di Sabiri, colpo di testa di Piccoli ribattuta dal portiere, Dodo sotto porta, manda il pallone all’esterno della rete.
Il triplice fischio chiude le ostilità, con la squadra che si porta mesta a ridosso della Curva, un rituale che potrebbe essere evitato, continuono dal settore, cori di dissenso per giocatori e società.
Una serata, vissuta sia in campo che sugli spalti, come sulle montagne russe, una serie di episodi controversi, un finale al cardioplama che evita l’ennesima sconfitta in casa, l’ultimo errore di Dodo, che poteva addirittura portare ad una rimonta clamorosa.
Parlare dell’andamento della gara non è semplice, solito approccio iniziale, spazi concessi agli avversari che mostrano idee di gioco, la difesa con le solite carenzee disattenzioni, in attacco torna in auge il lancio lungo verso Kean, tanto criticato lo scorso anno, ma che portò ottimi risultati.
Nella seconda frazione, dopo la terza rete che poteva dare il KO finale, la reazione della squadra, anche per la sveglia data dai tifosi, ormai in rotta di collisione, dopo i bonus di tolleranza concessi per le prestazioni deludenti, di certo al di sotto delle loro possibilità.
Una partita rocambolesca decisa dalle immagini (cinque interventi Var), contornata da errori individuali, decisioni arbitrali controverse, cartellini, proteste, espulsioni, rigori, che non soddisfa nessuno delle due squadre.
La prestazione, impalpabile a lunghi tratti per i giocatori viola, una difesa distratta, il centrocampo che non trova una manovra di gioco, l’attacco con poca concretezza e precisione, fermato dalle linee avversarie.
Citiamo i subentrati che meritano un plauso, Fortini, meno brillante della serata di Conference, ma opposto ad altri avversari, decreta l’espulsione di Holm che facilita la rimonta, l’esperienza di Dzeko, a disposizione della squadra.
Sulla prova generale opaca, Gudmdsson ha il merito di riaprire la gara, ma servono la sua classe e tecnica per fare la differenza.
I due giocatori, simboli della squadra, che lottano con grinta e carattere, sono il portiere spagnolo De Dea, decisivo in diverse occasioni, Moise Kean guerriero indomito, esempio e trascinatore del gruppo, non si sottrae alla responsabilità di battere un rigore fondamentale, il centravanti, come migliore della gara.
La Fiorentina si ritrova così in pochi minuti dal baratro (otto giornate senza vittorie), ad intravedere uno spiraglio di luce, una sorta di destino beffardo, che prima condanna senza appelli, ma poi offre l’insperata speranza di potersi risollevare.
Un pari cambia poco la classifica, penultima con il Pisa a 4 punti, ma potrebbe essere la svolta, per tecnico e giocatori, per rimettersi in carreggiata nel campionato.
Il tour di gare ravvicinate, prosegue con il turno infrasettimanale del prossimo mercoledì, a Milano sponda nerazzurra con l’Inter, gara proibitiva sulla carta, ma da affrontare con il massimo della convinzione e motivazione, per dimostrare di poter competere con le grandi, e poter ritornare ad essere di Firenze vanto e gloria.

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