Prato

Quando Musciattino tentò di rubare la Sacra Cintola

PRATO – Sono passati 710 anni dalla notte più famosa e leggendaria della storia di Prato. Tra il 27 e il 28 luglio 1312 Giovanni di Ser Landetto da Pistoia, meglio conosciuto con il nome di Musciattino, tentò di rubare il Sacro Cingolo custodito all’interno del duomo di Prato, allora pieve di Santo Stefano.

Dopo aver rubato la preziosa reliquia, il ladro cercò di fuggire uscendo dalla pieve di Santo Stefano, ma divenne improvvisamente cieco e perse l’orientamento. Credeva di trovarsi davanti alle mura di Pistoia e invece era ancora nella principale chiesa di Prato. Dopo aver gridato la famosa frase: «Aprire pistoiesi, ecco la cintola de’pratesi», venne immediatamente acciuffato dai canonici del Capitolo. Per l’enormità del sacrilego delitto commesso, la sua fine fu tragica.

A nulla valse la restituzione della Cintola, dopo un processo lampo, Musciattino «fu condannato ad essere strascinato – narra nel 1722 il Bianchini – alla coda di uno asino, ad essergli tagliate amendue le mani sulla piazza, avanti alla chiesa collegiata… ad essere finalmente condotto presso il fiume Bisenzio, ed al luogo ove allora si faceva giustizia, e quivi ad essere bruciato, e morto». Sullo stipite di una delle porte laterali del Duomo restava, ad estrema testimonianza, l’impronta della sua mano sacrilega tirata, dopo l’esecuzione, «or qua o là dal popolo per dispregio».

Il giorno dopo il Consiglio generale del Comune deliberò di creare un’apposita cappella nella quale la reliquia fosse più sicuramente e più onoratamente custodita.

«Aprire pistoiesi, ecco la cintola de’pratesi». Il grido di Musciattino davanti alle apparenti porte di Pistoia è entrato a far parte dell’immaginario collettivo della nostra città e testimonia la storia e l’identità di un popolo cresciuto intorno alla reliquia della Cintura di Maria. Proprio nella data del 28 luglio, ogni anno, la Chiesa di Prato festeggia la Madonna sotto il titolo proprio «Del Sacro Cingolo».

Se famosa è la storia di Musciattino, poco lo è questa festa. I pratesi infatti da secoli si stringono intorno alla loro Madonna e alla loro reliquia in cinque date all’anno: Pasqua, primo maggio, Assunta, 8 settembre e Natale. Ma la festa più cara è quella di settembre, in cui la Chiesa ricorda la Natività di Maria. Eppure il calendario liturgico della Diocesi di Prato ha una festa propria della Madonna del Sacro Cingolo, il 28 luglio appunto.

Anche quest’anno, giovedì 28, nella basilica cattedrale, si tiene la solenne messa capitolare alle ore 9,30 celebrata nella Cappella del Sacro Cingolo. Inoltre è in programma una apertura serale straordinaria della cattedrale con visita guidata all’interno della Cappella della Sacra Cintola.

Autore

Andrea Sarti

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