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Addio a Sergio Zavoli, socialista di Dio

Sergio Wolmar Zavoli (Ravenna, 21 settembre 1923 – Roma, 4 agosto 2020)

Era l’ultimo ancora in vita dei padri intellettuali della nostra televisione. In RAI c’era entrato nel 1947, assieme a Vittorio Veltroni, padre di Walter, quando ancora era un Ente radiofonico. Ne era uscito nel 1994 dopo l’ultima delle sue inchieste intitolata Nostra padrona televisione. Per chi aveva accompagnato la scatola parlante dalla sua nascita fino alla sua trasformazione nazional popolare con l’avvento della TV commerciale, era tempo di dedicarsi a fare altro. Per esempio tuffarsi in quella politica che lo aveva sempre affascinato, lui che era un socialista atipico. Un socialista di Dio, come si era definito in un suo libro autobiografico.

SergioZavoli200805-003Sergio Zavoli aveva inventato programmi innovativi. Dei format, come si dice oggi, come quel Processo alla Tappa che raccontò per primo sistematicamente il Giro d’Italia (un evento seguito allora dalla gran massa degli italiani) e lasciò in eredità a generazioni di colleghi prima di tutto uno stile. Quello del giornalismo sportivo che raccontava senza urlare, facendo dello sport una materia nobile al pari di quelle altre che entravano, ben più drammaticamente, nelle sue inchieste.

Nelle nostre case lui c’era entrato con alcuni reportages che hanno fatto epoca, diventate trasmissioni di approfondimento culturale e di educazione di massa di grande successo che ancora oggi meriterebbero repliche a getto continuo, se non fosse che mamma RAI è fin troppo gelosa custode dei suoi archivi e nello stesso tempo avarissima dispensatrice dei suoi documenti, quasi quanto la Biblioteca Vaticana.

Con Raimondo Vianello al seguito del Giro

Con Raimondo Vianello e Sandro Ciotti al seguito del Giro

Fu il caso di Nascita di una dittatura, nel 1973, il primo tentativo serio e di spessore di affrontare un racconto ed una analisi senza remore dell’ancora recente e tutt’ora condizionante periodo fascista utilizzando il mezzo di maggior comunicazione di massa e non i ristretti circoli storiografici e letterari riservati agli addetti ai lavori. Zavoli era un intellettuale di rango, ma parlava al popolo come pochi altri, con obbiettività, rigore scientifico e pacatezza che rendevano le sue inchieste e i suoi reportages assolutamente unici in un panorama televisivo che pure di prodotti del miglior intelletto ne offriva tanti, all’epoca.

Lo studio RAI della "Notte della Repubblica"

Lo studio RAI della “Notte della Repubblica”

Alla fine degli anni ottanta, con La Notte della Repubblica, Zavoli vinse un’altra scommessa altrettanto rischiosa, se non di più. Affrontare il tema altrettanto delicato, se non di più, degli Anni di Piombo che si erano chiusi da poco, anzi forse ancora non si erano chiusi affatto, il fumo dei kalashnikov brigatisti e delle bombe stragiste neofasciste non si era ancora diradato.

Entrato in Parlamento nel 1994 all’avvento dell’Era Berlusconi, con quei Democratici di Sinistra che avevano ereditato tutte le componenti principali della Prima Repubblica (meno, forse, paradossalmente proprio quella a lui più gradita del P.S.I., passato armi e bagagli al campo berlusconiano per istintiva protesta nei confronti della sorte riservata a Craxi piuttosto che ad altri leader dei vecchi partiti), Zavoli si era subito occupato dei temi cardine del nostro malgoverno: la giustizia, la scuola, la sanità, tutte questioni ancor oggi aperte più che mai e la cui degenerazione l’intellettuale prestato non più alla televisione ma alla politica aveva denunciato sul nascere.

Con Berlusconi e Veltroni

Con Berlusconi e Veltroni

Il popolo lo ascoltava sempre acquistando come best sellers i suoi libri-inchiesta, i suoi colleghi lo disattendevano come avevano sempre fatto, salvo ricoprirlo di onorificenze come quella specie di Oscar alla carriera che fu la festa dei suoi 90 anni nel 2013 nella storica sede RAI di Viale Mazzini, alla presenza delle più alte autorità dello Stato a cominciare dall’allora presidente della repubblica Giorgio Napolitano. O quella laurea  honoris causa  conferitagli pochi anni prima dalla facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Roma Tor Vergata in Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo, a lui che da decenni poteva considerarsi uno dei più grandi giornalisti italiani di sempre.

Era rimasto un uomo legato ai vecchi valori, per questo motivo forse nessun presidente della repubblica ha mai pensato di nominarlo senatore a vita. Come senatore eletto, era rimasto a Palazzo Madama dal 2001 al 2018, anno in cui decise di rinunciare a ripresentarsi alle elezioni per la XVIII^ legislatura. Le quattro precedenti, assieme ai suoi 94 anni festeggiati da poco, dovevano essergli sembrati sufficienti.

L’ultimo viaggio di Sergio Zavoli è cominciato stanotte. Lui era pronto da tempo ad affrontarlo. Aveva lasciato come epitaffio una frase di stampo montanelliano: «Non vorrei andarmene senza essere presente al congedo. Dopo l’evento della mia nascita, vorrei non perdermi quello, conclusivo, del congedo».

A quest’ora il Socialista ha finalmente incontrato il suo Dio.

Autore

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.

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