Ombre Rosse

Diario del coronavirus – Giorno 10 Rotta verso l’ignoto

«Spazio, ultima frontiera. Qui è l’astronave Enterprise diretta all’esplorazione di nuovi mondi, alla ricerca di altre forme di vita e di civiltà, fino ad arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima. Là dove speriamo che nessun uomo giunga mai.»

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Ai primi di giugno, il Governatore Supremo emanò finalmente l’Ordinanza che permetteva ai cittadini di uscire dalle proprie case. Per tutta la primavera, quella parte della popolazione che non viveva di rendita aveva chiesto a gran voce la fine del lockdown ed il ritorno ad una vita il più possibile normale, con la facoltà di muoversi a piacimento secondo la Costituzione e soprattutto di riprendere la propria attività professionale.

La domanda a quel punto era: «morire di fame per non morire di Covid?». Molti cassintegrati aspettavano ancora il primo dei sussidi statali previsti e promessi a marzo, e si era ormai a ridosso dell’estate. Estate che si prospettava grama per buona parte degli esercizi commerciali, stretti tra la necessità di recuperare i clienti e quella di adeguarsi ad una normativa che, per quanto apparentemente giustificata dalla necessità di contenere il contagio, appariva cionondimeno cervellotica ed assurda. Scritta con i piedi da una sirena.

Come dopo una catastrofe ambientale, cittadini e negozianti si aggiravano incerti come tra inesistenti, virtuali macerie, senza sapere bene cosa fare. Restii a godersi una ritrovata libertà per paura che si trattasse soltanto di un sogno. Che i gendarmi arrivassero a coppia a prendere ciascuno di loro e, come era successo a Pinocchio, portarli in prigione oppure di nuovo tra le ormai odiate mura domestiche.

V per Vendetta? O P per Pagliaccio?

V per Vendetta o P per Pagliaccio?

Fu subito chiaro che, come aveva detto una volta un capo di governo del passato (e neanche dei più accomodanti e teneri) «governare gli italiani non è difficile, è inutile». Soprattutto quando ci si mette un governo di improvvisati: un professore di diritto mai arrivato in tempo alle sue stesse lezioni, un ex recluso della casa del Grande Fratello, un chitarrista prestato all’economia, una Morticia Addams imposta ai poveri figli nostri in attesa di pubblica istruzione, un ministro degli esteri che sbaglia la Libia con il Libano ed il Venezuela con il Cile, un ministro che si chiama Boccia e ho detto tutto, ed altri cabarettisti messi lì da un partito, il Democratico, che dovunque sia ancora al governo ormai rischia il linciaggio, ed un altro, il Cinquestelle, che si è fatto un dovere di dimostrare quotidianamente l’assioma di Pavese: lavorare stanca, per questo è meglio non farlo.

Angelo Borrelli detto il Califfo

Angelo Borrelli detto il Califfo

Dopo pochi giorni di libertà vigilata, il Ras di Appulara minacciava ogni giorno un «boni, se no vi rimetto a casa….» mentre Borrelli intonava stornelli romaneschi in sottofondo. Quando il Governatore lo sentì intonare a squarciagola «e benvenuti a ‘sti frocioniiiiiiii» nei corridoi della Protezione Civile, decise che era giunto il momento di nominare un commissario. Gli consigliarono tale Arcuri, gli si illuminò lo sguardo, ma Manuela non era libera e dovette ripiegare su Domenico, brutto e pure attaccato ai soldi (dei contribuenti).

Dei consulenti si era perso il conto. Li chiamavano Alì Conté e i 450 ladroni. E intanto Alì andava avanti a botte di decreti indecifrabili anche con la Stele di Rosetta a portata di mano. Si cominciò ad assistere ai primi fenomeni degenerativi. L’opposizione scendeva in piazza, si, ma distanziata e con le mascherine bianco-rosse-e-verdi griffate. Quei bravi ragazzi della Bionda e del Padano si preoccupavano di dichiarare ogni cinque minuti di essere in rispetto delle regole. Nel frattempo il governo le regole le aveva cambiate tutte, se le giocava al banchino delle tre carte. Tanto al Parlamento ormai ci andavano soltanto i parrucchieri (gli unici a poter esercitare la professione) e gli addetti alla bouvette (gli unici a poter tenere il bar aperto).

Giorgia Meloni

Giorgia Meloni

Gli italiani in piazza a protestare peraltro ci vanno poco, se non sono irreggimentati con la promessa almeno della piadina gratis da qualche bandiera rossa o arcobaleno, le uniche sotto cui i prefetti ammettono di assemblarsi senza distanza e senza mascherina. Gli italiani preferiscono dividersi secondo indole e cultura. Durante la Grande Clausura c’era stata la divisione tra apocalittici ed integrati (*), o meglio tra integrati che avevano paura dell’apocalisse ed integrati messi in oggettiva difficoltà dalla mancanza di stipendio e da quel residuo di ragion critica sopravvissuto alle scuole superiori e a Kant e non del tutto disperso dalla maturità vissuta nella palude civile italiana.

Pochi si erano chiesti se i dati forniti dalla Protezione Civile e dall’Istituto Superiore di Sanità giustificassero veramente lo stato di emergenza nazionale, la sospensione della Costituzione, il governo per decreto e per diktat, le zone rosse, i posti di blocco, le multe salatissime che nemmeno ai grandi evasori fiscali, e tutto l’armamentario di un disagio sociale senza più limiti né bestemmie adeguate. Pochi si erano chiesti che cosa era successo veramente a Bergamo e dintorni, con quella fila di camion carichi di feretri di povere vittime, sì, ma esattamente di cosa? Il Ministero della Sanità e l’Organizzazione Mondiale della Sanità pubblicavano quotidianamente le cifre dei contagi, dei decessi e le relative percentuali, e ad aver tempo e voglia si scopriva che questo Covid19 in fondo aveva fatto gli stessi danni dell’influenza di stagione dell’anno prima, anzi forse qualcosa meno.

«La mascherina? Io sono io, e voi non siete un....»

«La mascherina? Io sono io, e voi non siete un….»

Nel frattempo, era andata a donne di facili costumi l’economia, perché stavolta le autorità invece di limitarsi a rompere i coglioni a tamburo battente con la campagna a favore dei Quindici Vaccini e a buttare fuori di scuola i figli dei renitenti stavolta avevano pensato bene di adottare misure drastiche e risolutive: tutti a casa, anzi, tutti in casa. Prendendo due piccioni con una fava, o due fave con un piccione che dir si voglia: economia da tempi di recessione con prospettive di lockdown industriale e commerciale modello Fuga dal Pianeta delle Scimmie, diritti civili e politici sistemati una buona volta e per tutte. Il prof. Conte il diritto lo conosce, sa come ridurlo a carta straccia. Senza neanche alzare la voce come fece Mussolini il 3 gennaio 1925. Ma Mussolini ogni tanto in Parlamento ci andava, va anche detto.

Ritrovata la libertà, gli italiani si divisero subito tra rompicoglioni e casinisti. I primi a sbraitare come esaltati dall’LSD che «tanto a settembre risiamo punto e a capo, tutti di nuovo chiusi in casa!». I secondi a fare come se nulla fosse successo, tutti a Ladispoli o dovunque ci sia assembramento marino, tutti alle movide, a sputacchiarsi nel viso, oppure – come molti anziani, per proteggere soprattutto i quali siamo stati chiusi dentro per tre mesi – a fare i consueti furbi passandoti avanti, toccando tutta la frutta a mani nude, ed il tutto rigorosamente senza mascherina.

Politicamente corretti o politicamente imbecilli? Povero David.... Poveri noi.

Politicamente corretti o politicamente imbecilli? Povero David…. Poveri noi.

Dopodiché cominciarono ad uscire in libreria i best sellers di Roberto Burioni e Ilaria Capua che ci spiegavano contenti come Pasque perché il mondo non sarà più come prima. Poi arrivarono le ultime Ordinanze del Governatore Supremo che riapriva il campionato di calcio e proibiva le scuole fino a nuovo ordine (o a banchi semoventi comprati); limitava l’accesso ai pubblici esercizi ed ai mezzi pubblici, ma soltanto agli italiani; seguitava a importare migranti da Africa e Asia a getto continuo, con l’unica condizione che si trattasse di soggetti infetti e che nessuno avesse controllato.

Mi resi conto che uno dei pochi coglioni a girare con la mascherina ero io, proprio io che meno di tutti ci credevo. Dovetti spegnere nuovamente la TV perché non ne potevo più del bollettino dei contagiati, e non capivo perché un contagiato Covid con ottime probabilità di guarire (nel frattempo qualche presidio medico è stato pur messo a punto, anche se senza il placet dei grandi farmacisti) veniva trattato come un morto di peste bubbonica nella Milano del Manzoni (per quanto mi sforzassi, non riuscivo a vedere pile di cadaveri ammonticchiati a bordo strada in attesa di essere bruciati dopo esser stati spogliati dei loro averi dai Monatti).

Lucia Azzolina cg. Addams

Lucia Azzolina cg. Addams

Preso atto di tutto questo, con le scatole ormai gonfiate da una primavera passata al chiuso con l’unico conforto dello stupid working (per l’amor di Dio, sempre working è ….), la decisione cominciò a farsi strada in me.

Che fare? Aspettare la ripresa autunnale dell’Apocalisse per integrarmi di nuovo o saltare sulla prima astronave diretta verso mondi lontani (mai comunque troppo) e andare a vedere se a ricominciare su un altro pianeta il massimo che puoi rischiare è di incontrare qualche specie più intelligente della tua e di finire a pulire i loro cessi? Tanto ci finiamo anche qui, lungi dal mettere i cinesi di fronte alle loro responsabilità per la diffusione di quello che, hai voglia a dire no, è un virus sviluppato da loro in laboratorio, gli Avvocati del Popolo a Cinquestelle continuano a farci affari. Presto i Charlie (**) si saranno comprati anche Montecitorio e Palazzo Madama, e trovandoli disabitati come ormai consuetudine, li chiuderanno definitivamente e ci faranno un Tutto-a-un-eulo.

«Ma quello non è quel virologo.....?.... »

«Ma quello non è quel virologo…..?…. »

La nave stellare Enterprise cercava giustappunto volontari per un viaggio senza ritorno, ed eccomi qua. Verso l’infinito e possibilmente oltre. Ho posto come unica condizione che non ci sia veramente ritorno, altrimenti querelo anche Star Trek. Della razza umana non ne posso più, credo che sia la più imbecille ed insopportabile della Galassia. Credo che Klingoniani e Rettiliani non possano essere peggio di noi. E poi negli ambienti dell’astronave si può girare senza mascherina, e non c’è nessuno spostato che ti impone il distanziamento a ottanta centimetri o di salutarsi toccandosi i gomiti come due cretini da Circo. Nell’equipaggio, è vero, c’è uno che assomiglia a Burioni, ma credo che sia appunto un caso di somiglianza. Comunque sia, ho un fulminatore laser in dotazione, semmai.

Siamo in viaggio da un mese. A quest’ora sulla Terra il Covid19 si è già reso conto di quale solenne boiata ha fatto a diffondersi tra la popolazione umana, rimanendone infettato a sua volta e sicuramente istupidito. Il calo nella virulenza secondo me si deve soltanto a questo.

Buona fortuna, razza umana. Non so se sopravviverai, prima di tutto a te stessa. Ma lo sai che c’è? Non me ne può fregare di meno.

mascherine200807-001

«Spazio, ultima frontiera. Qui è l’astronave Enterprise diretta all’esplorazione di nuovi mondi, alla ricerca di altre forme di vita e di civiltà, fino ad arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima. Là dove speriamo che nessun uomo giunga mai. E se dovesse farlo, siamo pronti ad accoglierlo, ma non come a Lampedusa. Occhio.»

(*) titolo di un famoso saggio di Umberto Eco

(**) così gli americani chiamavano la popolazione di razza asiatica in Vietnam, in alternativa a musi gialli

Autore

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.

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