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Fabio Fazio: la RAI sono io

RAIUNO, ore 20,00, va in onda l’apologia di reato. L’ultima prodezza di Fabio Fazio e dei suoi coautori (tra i quali quel Michele Serra che viene da sempre etichettato come umorista e forse per questo da tempo si sente autorizzato ad usare in modo macchiettistico lo spazio che i media gli concedono), con la compiacenza di quell’editore di riferimento privilegiato della RAI che resta a tutt’oggi il PD, è quella di dare spazio durante la trasmissione Che tempo che fa all’indagato Domenico Lucano, sindaco di Riace arrestato per ordine della Procura di Locri nell’ipotesi del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, nonché di altri commessi con l’aggravante della sua posizione di pubblico ufficiale.

Tra le perle diffuse via etere dal suddetto Lucano a giustificazione del proprio operato, avvalendosi del servizio pubblico finanziato con i soldi dei contribuenti, si distingue quello che potrebbe configurarsi come un lapsus freudiano non soltanto suo ma di tutta la parte politica a cui fa riferimento o che comunque in questo momento più o meno esplicitamente lo appoggia. A proposito del suo rapporto con la legge, Lucano se ne esce con un «anche i nazisti seguivano delle leggi» che basterebbe da solo a questo punto a far riflettere, nonché a spingere all’adozione di provvedimenti drastici non solo chi gestisce l’ordinamento giudiziario ma anche – nel caso specifico – il servizio pubblico televisivo.

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Fintanto che il senatore PD Davide Faraone se ne va davanti alle telecamere di SkyTG24 con la maglietta che reca scritto Salvini sei solo un pistola, verrebbe voglia di dire: transeat. Siamo in un paese dove alcuni strepitano come aquile o come castrati del teatro settecentesco se qualcun altro si permette di criticare il sig. Mattarella Sergio, presidente grazie a dio pro tempore della repubblica italiana, invocando strumentalmente un reato di vilipendio che in Italia nessuno considerava più ipotizzabile dai tempi della monarchia. Ma il sig. Salvini Matteo ministro dell’Interno può essere diffamato e infamato quotidianamente, e l’area PD può farsene un vanto pubblico. Il lapsus di Lucano è in realtà un lapsus comune a tutta quell’area di cui anche la lista civica L’Altra Riace con cui è stato eletto fa parte: noi siamo al di sopra della legge, se e quando ci fa comodo. Le leggi le osservano i nazisti e gli stupidi. E quel pistola di Salvini.

Tutto questo, ribadiamo, avviene in conto spese dei contribuenti. Nessuno si è ancora mosso a chiederne conto, e men che meno ad adottare gli opportuni provvedimenti. In un paese normale, per usare una locuzione cara al PD dai tempi in cui si chiamava PCI, stamattina Mimmo Lucano sarebbe nuovamente in carcere, Fabio Fazio sarebbe fuori dalla RAI (assieme a Michele Serra e ad altri umoristi), gli africani sarebbero in Africa, senza se e senza ma.

Ma non siamo un paese normale, non ancora almeno. E dispiace enormemente che alla lista di chi vorrebbe mantenerlo com’è, di chi inneggia ai reati commessi da Mimmo Lucano fino a farne apologia, si sia aggiunta Milena Gabanelli, ex reporter d’assalto che finora si era guadagnata la stima di tutto questo benedetto paese per le sue inchieste coraggiose e mai di parte.

Nessun problema. La stima, come si dà, si toglie. Qua nessuno è pistola, cari signori.

Autore

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.

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