Avvento 2017

Giorno 14: Emanuele Fiano

A proposito del personaggio di ieri, qualcuno ha commentato: sembra Stanlio. Ecco, oggi è il turno di Ollio.

Non soltanto per un certo suo phisique du role tendente al comico e per la sua appartenenza al partito di maggioranza (delle sciocchezze), ma anche e soprattutto per i contenuti della legge che porta il suo nome, e per cui passerà alla storia di questa legislatura. A Roma lo chiamano già Fiano Romano, sintetizzando con spirito impagabilmente capitolino il suo cognome, l’oggetto della sua legge e la prima uscita utile dell’Autostrada del Sole qualora decidesse di portare altrove il suo corpus iuris e anche se stesso.

Emanuele Fiano, ex veltroniano doc adesso renziano, è l’estrema sintesi del partito democratico e del suo quoziente di intelligenza. La summa, potremmo dire in linguaggio giuridico-filosofico. La ricerca della norma inutile, pleonastica, campata in aria e comunque lontana le mille miglia dai problemi reali del paese trova la sua sublimazione in questa sua legge che persegue l’apologia di fascismo.

Alla scuola di partito, nessuno spiega ai giovani PD che esiste già nella nostra Costituzione il perentorio divieto di ricostituzione del disciolto Partito Nazionale Fascista. E che conseguentemente nel nostro ordinamento esiste dal 1952 una legge (cosiddetta Scelba dal nome del ministro dell’Interno di allora) che attua tale divieto sanzionando espressamente l’apologia del regime e dell’ideologia che si riconducono al Fascismo. Ma del resto, se nel frattempo stai elaborando l’Italicum, una legge elettorale che richiama quasi dettagliatamente la Legge Acerbo del 1923, e se stai modificando la Costituzione stessa trasformando il Senato nella Camera dei fasci e delle Corporazioni, qualche confusione in testa ce la devi avere.

Fiano, dunque, boldrinianamente si pone come propugnatore delle cause inutili, prima ancora che perse. Come ai suoi compagni di partito, bisognerebbe che qualcuno gli spiegasse che per non far tornare in auge il fascismo basta non ripetere gli errori di un secolo fa: basta che la sinistra non si ingegni di apparire la forza politica nel suo complesso più odiosa, iniqua e pericolosa dell’intero panorama politico. Basta che l’Italia torni ad interessarsi degli italiani, e il saluto al Duce resterà quello che è stato negli ultimi settant’anni, un gesto tra il folcloristico e nostalgico limitato nell’uso a vecchi sopravvissuti ad altre ere geologiche e a giovani sopravvissuti all’ora di educazione civica a scuola, oltre che al mancato insegnamento delle altre materie.

Qualcuno rende a Fiano Romano l’immenso servigio di rammentare in maniera particolarmente idiota le sue origini ebraiche, spostando come al solito il dibattito sull’aria fritta. Nella storia d’Italia essere ebreo vuol dire tutto e nulla. Ce ne sono stati a favore del regime, soprattutto nei primi anni, e molti di più perseguitati da esso, negli ultimi. Ce ne sono, in generale, alcuni che si occupano di sciocchezze come il piddino Emanuele Fiano, ed altri che contribuiscono invece egregiamente a non fare sprofondare del tutto questa nazione in una palude di idiozie.

Lo mettereste nel presepio? Se ce lo mettete, qualcuno parlerà di complotto sionista (nel presepio fino a prova contraria ci sono soltanto ebrei). Se non ce lo mettete, qualcuno come Renzi passerà la giornata su Twitter a scrivere boiate sull’antisemitismo. Lui, Fiano Romano, coglierà di sicuro l’occasione per scrivere la sua prossima proposta di legge, che vieta l’esposizione dei fasci littori nelle prossimità delle mangiatoie nelle province dell’Impero Romano.

Autore

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.

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