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I am australian

La prima delle undici navi che avevano lasciato l’Inghilterra 250 giorni prima al comando dell’ammiraglio Arthur Philip gettò l’ancora nella rada conosciuta come Botany Bay il 18 gennaio 1788. Il nome glielo aveva messo James Cook diciotto anni prima, al momento in cui vi era sbarcato e aveva rivendicato alla corona britannica quel Nuovissimo Mondo, la tanto favoleggiata Terra Australis Incognita, il quinto continente.

Philip aveva in tasca l’autorizzazione da parte di Thomas Townshend lord Sidney, allora primo ministro inglese, a fondare una colonia penale a Botany, destinata a diventare un sobborgo del nuovo insediamento urbano, il primo di quella nuova terra, che in onore dello stesso primo ministro sarebbe stato denominato appunto Sidney Cove, e poi semplicemente Sidney.

australia200118-004L’equipaggio di quelle undici navi, destinate a passare alla storia australiana come la Prima Flotta, era costituito quindi da galeotti di cui la Madrepatria si voleva assolutamente e definitivamente disfare. Nel 1783 le tredici colonie nordamericane avevano vinto la loro rivoluzione costituendosi negli Stati Uniti d’America indipendenti. Da quel momento, avevano cessato di essere la destinazione obbligata di tutti i reietti delle Isole Britanniche, fossero dissidenti religiosi o semplici criminali. Bisognava trovare una nuova collocazione per quei sudditi scomodi, e la terra scoperta da Cook sembrava fatta apposta, situata all’altro capo del mondo e abitata da selvaggi e animali feroci e favolosi. L’eventualità che qualcuno o qualcuna dei galeotti e delle prostitute spedite in Australia dal governo di Sua Maestà si ripresentasse in patria era meno che remota.

Sidney

Sidney

Si stima che al momento dello sbarco di Philip e del suo particolare equipaggio, sul continente australiano vivessero circa un milione di indigeni, o come vennero chiamati specificamente, aborigeni. Per quanto la colonizzazione del quinto continente si svolgesse, almeno secondo le cronache dell’epoca, in modo assai meno cruento di quanto era avvenuto per il quarto, quello americano, sta di fatto che nel corso del diciannovesimo secolo, man mano che agli originari abitanti di razza bianca della nuova terra, i convicted, si aggiungevano immigranti e residenti di natura più civile (almeno nominalmente), la popolazione autoctona si ridusse di circa il 90%. Ciò fu dovuto ad una combinazione di malattie, perdita della terra (e quindi fonte di cibo) e omicidi. Si calcola che già nel ventesimo secolo fosse sopravvissuta soltanto il 2% della popolazione aborigena, concentrata soprattutto nell’arida, desertica zona centrale del continente. E lì dimenticata, a parte certe fortunate eccezioni, come l’indimenticabile campionessa di tennis Evonne Goolagong e gli altri campioni messisi in luce a partire dalle olimpiadi casalinghe del 2000 in poi.

koala200118-001L’Australia diventò una nazione sostanzialmente indipendente il 1° gennaio 1901, elevata al rango di dominion dell’allora Impero Britannico con il nome di Commonwealth (federazione) of Australia. Il paese manteneva e mantiene una soggezione formale alla corona britannica (a tutt’oggi la regina Elisabetta è nominalmente il capo dello stato australiano, così come di quello canadese e neozelandese), ma ha ottenuto da tempo l’autogoverno eleggendo il proprio parlamento indipendente da quello di Londra ed il proprio primo ministro, a tutti gli effetti il titolare del potere esecutivo.

I rapporti con il Commonwealth britannico all’inizio rimasero comunque stretti, e comportarono tra l’altro la partecipazione della gioventù australiana alle due guerre mondiali del ventesimo secolo a sostegno della Gran Bretagna. Soprattutto nella Grande Guerra 1915-18 il tributo di sangue australiano fu assai elevato, versato soprattutto nella penisola di Gallipoli dove gli ANZACS (Australian and New Zealand Army Corps, i Corpi dell’Esercito Australiano e Neozelandese inquadrati nell’esercito alleato) tentarono inutilmente di sfondare verso Istanbul, fermati e decimati dall’esercito turco comandato da Mustafa Kemal, il futuro Ataturk.

L’inno australiano nella versione che vi proponiamo è cantato da una rappresentanza degli ANZACS sul promontorio di Gallipoli in occasione del centenario della battaglia. Advance Australia Fair è l’inno ufficiale australiano, fatta eccezione per le visite ufficiali della regina, alle quali è tutt’ora riservato il God Save The Queen.

Clicca sul link:

National Anthem Advance Australia Fair

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La storia australiana si è caratterizzata oltre che per il progressivo affrancamento dai legami con la Madrepatria, anche per il tentativo di riconciliazione con l’etnia aborigena (che dal 1971 ha un proprio inno, una propria bandiera, una propria ricorrenza e, dal 1992, il riconoscimento formale del proprio status di abitatrice originaria del continente) e quello di gestione dell’immigrazione dagli altri continenti (non sempre facile, come sanno bene i nostri emigrati laggiù, down under, nel corso del ventesimo secolo).

E poi c’é la storia dei nostri giorni. Le foto strazianti dei piccoli koala e dei cangurini messi in fuga dal fuoco assassino scatenato da qualche follia umana che chissà che non trovi una spiegazione, un gene originario nella particolare composizione del primo nucleo di colonizzatori.

Il piccolo Harvey keaton riceve la medaglia al valore di un padre che non conoscerà mai

Il piccolo Harvey Keaton riceve la medaglia al valore di un padre che non conoscerà mai

Scherzi a parte, capita a molti di sentirsi australiani in questi giorni, e di essere con la mente ed il cuore laggiù, down under. Dove le fiamme ruggiscono e i firemen lottano disperatamente. Dove un bambino di due anni riceve la medaglia al valore del padre caduto mentre faceva il suo dovere. In attesa che le nazioni del mondo facciano il proprio e vadano a dare una mano.

La canzone con cui concludiamo, non a caso, si chiama I am australian. E’ cantata dai Seekers, una band che ha fatto la storia della musica non soltanto australiana. Gli aussies la considerano una specie di loro inno non ufficiale.

The Seekers

The Seekers

A convict, then a free man

I became Australian

We are one, but we are many

And from all the lands on earth we come

We’ll share a dream and sing with one voice

I am, you are, we are Australian

https://www.youtube.com/watch?v=jD3SkTyXzcE

Autore

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.

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