Accadde Oggi

Il primo uomo

Il Comandante Neil Armstrong decollò per il suo ultimo volo, quello che lo portò a stabilirsi definitivamente nel cielo che aveva solcato tante volte, fino allo spazio profondo, una domenica di fine agosto del 2012. Aveva 82 anni, qualche giorno prima aveva subito un  delicato intervento al cuore. Quella volta, non poteva fare ritorno a casa.

Quella volta, non ebbe il tempo e il modo di pronunciare una frase storica adeguata, ma quelle che ci lasciava, assieme ai momenti in cui le aveva dette, bastavano e avanzavano per fare di lui se non uno dei più grandi eroi americani di sempre, come commentò l’allora Presidente Obama, di sicuro uno dei personaggi più leggendari della storia del ventesimo secolo, e forse di sempre.

Insieme ad Edwin Buzz Aldrin e a Michael Collins, Neil Armstrong faceva parte dell’equipaggio di quell’Apollo 11 che per la prima volta nella storia del mondo andò ad atterrare su un pianeta diverso da quello su cui era stato costruito. Era il 20 luglio 1969. Armstrong, pilota e collaudatore di aerei provetto fin dai tempi della Guerra di Corea, era stato aggregato al Programma Spaziale Apollo, ordinato nel 1961 dal Presidente John Fitzgerald Kennedy per riprendere la supremazia nello spazio ai sovietici, dopo che questi vi avevano lanciato nel 1957 la prima navicella e nel 1961 vi avevano spedito il primo uomo, Yuri Gagarin.

In fretta e furia gli americani, terrorizzati da un sorpasso tecnologico russo in piena Guerra Fredda, concentrarono i migliori e più coraggiosi piloti in un team esclusivamente dedicato alla corsa allo spazio, e finalmente nel 1969 venne il momento che ha fatto sognare una generazione in diretta, e quelle successive nella memoria e nella nostalgia: lo sbarco sulla Luna.

Neil Armstrong era un uomo coraggioso, e consapevole del momento che grazie a lui l’umanità stava vivendo. Così, dopo aver guidato personalmente e con estremo sangue freddo il modulo di atterraggio Eagle sul suolo lunare (escludendo il computer di bordo che faceva i capricci), pronunciò la prima delle sue storiche frasi: «Houston, qui Base della Tranquillità. L’Aquila è atterrata».

Poi venne il momento che nessuno potrà scordare (per noi italiani commentato dalle storiche voci di Ruggero Orlando e Tito Stagno), quello in cui Armstrong scese a passi incerti, a causa della ridotta gravità lunare, i gradini della scaletta dell’Aquila, per andare a lasciare la prima impronta su un pianeta diverso da quello su cui la sua specie aveva avuto origine. Le sue parole di allora sono ormai in tutti i libri di storia: «un piccolo passo per me, ma un grande passo per l’umanità».

L'Aquila è atterrata. L'Apollo 11 è sulla Luna.

L’Aquila è atterrata. L’Apollo 11 è sulla Luna.

Fu il primo grande evento mediatico dell’era moderna, vissuto attraverso le immagini di una televisione ancora in bianco e nero. Fu anche la presa di coscienza collettiva che alla razza umana non erano posti limiti, se non quelli stessi che essa voleva darsi. Vennero poi la tragedia sfiorata dell’Apollo 13 e la crisi economica degli anni 70 a ridimensionare l’euforia generata dalle passeggiate lunari di Armstrong.

Il quale, spentisi i riflettori sulla sua impresa, non ebbe problemi a ritornare, come un vero Cincinnato dell’era moderna, a insegnare la sua materia, Ingegneria, all’Università. Nel 2010 era riemerso dall’oblio, per criticare pubblicamente la politica spaziale di Obama, che ha ridimensionato il ruolo della NASA per affidare la corsa alle stelle alle compagnie private. Al vecchio pioniere la privatizzazione dello spazio non piaceva.

Autore

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.

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