Attualità

L’ultima generazione

L’ultimo soldato americano ha lasciato l’Afghanistan. L’ultimo aereo italiano, bersagliato dalle pallottole dei liberatori talebani, ha decollato dal Kabul Airport.
L’ultimo colpo alla credibilità ed al destino dell’Occidente è stato assestato. Da questa vergogna, non so se ci riprenderemo, agli occhi del mondo ed anche agli occhi di noi stessi.
Il brano del giorno per me è questo, anche se sembra quasi di profanarlo, paragonando una tragedia all’altra, una sconfitta all’altra, una generazione all’altra.
Cinquant’anni fa come adesso, le speranze del mondo libero – non solo delle donne, dei bambini, ma di tutti – erano come adesso affidate alle canne degli M16 americani, e lo dico convintamente. Cinquant’anni fa i ragazzi americani furono costretti a perdere quella guerra che non avevano voluto combattere dalla vigliaccheria dei loro politici e dalla contrarietà dell’opinione pubblica ubriaca di comunismo glamour.
Stavolta è una sconfitta di tutti, e la vergogna ricade su tutti, non solo su chi ha votato l’impresentabile Biden o la donnetta che ne prenderà il posto. Siamo una generazione di debosciati, di sinistra e di destra, non fa differenza. Siamo una generazione che vive su Facebook come su Matrix, e crede di aver risolto tutto con due post, di cui tre contengono cazzate.

Sergente dei Marines Nicole Gee, una degli ultimi soldati americani in Afghanistan. Una dei primi che non se ne andranno mai più.

Siamo una generazione di stupidi assassini, che illudono chi nel terzo mondo sperava di avere in noi dei fratelli più grandi (come era successo a noi italiani nel momento di maggior bisogno), per ritrovarsi alla fine abbandonati sulla pista dell’ultimo aeroporto, come cinquanta anni fa.

Siamo una generazione che si commuove giusto perché alla televisione in quel momento non c’é nulla. E se a questa generazione chiedi due euro per l’Afghanistan, per le donne, per i bambini, per quelli di Emergency che rimangono lì a riattaccare braccia e gambe a quei bambini e a dare a quelle donne la speranza che questo burkha che cala di nuovo sui loro volti è anche stavolta temporaneo; se a questa generazione chiedi due euro di contributo, bene che vada te ne mettono uno, salvo poi andare a concionare nelle case del popolo sul destino della donna nel mondo islamico. Che dio vi maledica, se non l’ha già fatto.
Siamo una generazione che non sopporto più. E mi sento sempre di più come il sergente Elias alla fine di quel film al termine del quale credevo di aver visto e capito tutto. Cinquant’anni fa.
«L’America le ha suonate a tanta di quella gente che secondo me è arrivato il momento che ce le suonino a noi. Tutto qui».
(Platoon, sgt. Elias Grodin)

Autore

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.

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