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La Bibbia di Gutemberg

La copia della Bibbia di Gutemberg conservata presso la Biblioteca del Congresso a Washington

La copia della Bibbia di Gutemberg conservata presso la Biblioteca del Congresso a Washington

Per tutto il Medioevo il sapere scritto era stato tramandato dai monaci amanuensi, che pazientemente nei loro monasteri impiegavano il tempo a maggior gloria di Dio ricopiando i testi antichi, decorandoli con le illustrazioni e le loro miniature. Un’opera di una preziosità incommensurabile, la quale – per quanto condotta sotto la supervisione (e la censura) della Chiesa Cattolica – aveva consentito alla razza umana, almeno nel mondo romano-barbarico, di non dover ripartire proprio da zero nel processo della conoscenza.

Per quasi mille anni le biblioteche dei monasteri avevano dunque custodito e trasmesso alle generazioni successive tutto ciò che era stato scritto dagli Antichi e non era stato distrutto dai Barbari non ancora convertiti al Cristianesimo, in attesa che tornasse prima o poi un’Età dell’Oro in cui il sapere avrebbe fatto nuovi progressi, anziché limitarsi ad essere appunto tramandato per quanto in bella calligrafia.

Quell’Età dell’oro iniziò ufficialmente il 22 marzo 1455. Quel giorno, un fino ad allora oscuro orafo tedesco della città di Magonza, Johannes Gutemberg, portò a termine una lavorazione particolare, che istituiva ufficialmente una nuova professione – quella del tipografo – e dotava finalmente Umanesimo e Rinascimento di una nuova tecnologia grazie alla quale avrebbero spiccato definitivamente il volo, riportando il sapere umano a progredire come non era più successo dalla fine del Mondo Greco-Romano: la stampa.

Insieme al collega Johann Fust costituì una societas, una impresa collettiva dotata di persona giuridica, si direbbe oggi. Alla quale fu affidato il compito di stravolgere il mondo intero sfidandone tabu plurisecolari. Per l’uscita in pubblico del primo prodotto della stampa a caratteri mobili brevettata dai due orafi tedeschi, essi scelsero nientemeno che il Libro dei Libri: la Bibbia, nella versione popolare – o Vulgata – della traduzione dal greco-aramaico al latino realizzata alla fine del IV secolo da Sofronio Eusebio Girolamo. Il nome era dovuto alla dicitura latina vulgata editio, cioè edizione per il popolo.

Johannes Gutemberg

Johannes Gutemberg

La Chiesa Cattolica trionfante sull’antico politeismo si era premurata poi di avere il monopolio della riproduzione dei Testi Sacri. La stampa in proprio da parte di Gutemberg e Fust si configurava dunque come un sacrilegio, reso possibile dal clima che si respirava nei tempi nuovi del Rinascimento. Ancor più lo sarebbe stata successivamente la stampa di versioni tradotte nelle lingue volgari, assolutamente proibite dalla Chiesa e rese possibili soltanto dall’esplosione della Riforma Protestante.

Quando partirono nel 1453, i due tedeschi avevano soltanto un intento commerciale. Per realizzare il loro prototipo, coadiuvati dall’incisore Peter Schöffer), impiegarono circa due anni, a partire dal 23 febbraio 1453 fino ad appunto a quel 22 marzo 1455. La Bibbia di Gutemberg consisteva di due volumi, uno per l’Antico ed uno per il Nuovo Testamento. Per il carattere di stampa fu usata la scrittura gotica, che andava per la maggiore in Germania all’epoca.

Nei tre anni furono realizzate 180 copie, 40 su pergamena e 140 su carta di canapa importata dall’Italia. La lavorazione era ancora manuale, ma utilizzava una tecnologia che ridicolizzava il lavoro degli amanuensi, che nello stesso periodo mediamente erano in grado di portare a termine la copia di un solo volume di quel genere.

Nella sua tipografia Gutenberg utilizzò diverse presse, manovrate da due operai ciascuna, ed è verosimile che la tipografia impiegasse fino a dodici operai. Ad essi vanno aggiunte le persone che venivano impiegate per i caratteri, l’inchiostratura, la preparazione dei fogli di carta, la piegatura, per un totale che doveva ragionevolmente ammontare a venti persone.

Per comporre ciascuna linea di testo, Gutemberg ed i suoi lavoranti dovevano selezionare a uno a uno i caratteri (in rilievo e invertiti) corrispondenti alle lettere delle parole e posizionarli a comporre una frase, una linea di parole situate sul piano della pressa. Una volta che tutte le linee erano state composte, la forma veniva ricoperta d’inchiostro con l’aiuto di pennelli di crine di cavallo. Si posizionava quindi una pagina di carta preventivamente inumidita, che una tavola di legno, la platina, comprimeva sotto l’azione di una vite in legno.

I volumi realizzati nella tipografia di Gutemberg vennero venduti per sottoscrizione. La Bibbia in latino fu originariamente acquistata da istituzioni religiose, soprattutto quei monasteri che erano appena stati soppiantati dalla nuova tecnologia. Dei 180 esemplari originali, 49 si sono conservati fino ai giorni nostri. La maggior parte degli esemplari si trova in Germania. In Francia, la Bibliothèque Nationale de France ne possiede tre copie su pergamena. Un esemplare è conservato presso la Biblioteca del Congresso a Washington, negli Stati Uniti.

Si fa terminare per convenzione il Medioevo al 12 ottobre 1492, data della scoperta dell’America. Forse sarebbe bene retrodatare – o perlomeno datare con altrettanta importanza – la nascita dell’Età Moderna al giorno in cui la stamperia di Gutemberg impresse l’ultimo carattere della Bibbia Vulgata sulla carta di canapa venuta dall’Italia, squarciando per sempre le tenebre dell’oscurità calata come una coltre sul Mondo Antico all’arrivo dei Secoli Bui.

Autore

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.

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