Ombre Rosse

La desolazione di Mattarella

Potevamo intitolare questo articolo Il Regno del Fuoco. Perché il nome di Draghi esce da una decisione del re d’Italia, inutile nasconderselo. E brucerà, e molto sulla nostra pelle. O inneggiare, come fa per l’ennesima volta la sinistra di ipocrisia e malgoverno, ad un presidente della repubblica che in passato ha dimostrato più volte in che conto tiene la volontà dei cittadini che dovrebbe rappresentare.

Desolazione ci sembra tuttavia una parola più adatta a descrivere il panorama che offre il nostro paese stamattina, dopo che è trascorsa la prima notte dall’incarico vero, quello a Mario Draghi che fin dall’inizio era il candidato di chi voleva che tutto cambiasse perché non cambiasse nulla.

Il giornale unico del virus, come lo chiama Nicola Porro con felicissimo epiteto, stamattina ribatte la grancassa dei contagi e dei decessi. La curva del covid è come le montagne russe, sale e scende secondo ritmi probabilmente naturali, ma guarda caso quando il sistema politico è in crisi, la curva arriva subito a sostegno.

Il gioco funziona sempre meno, l’opinione pubblica è stanca, e non del tutto cretina. C’è da capire anzitutto perché si può votare – e si voterà – in tutta Europa ed in alcune regioni e capoluoghi italiani, ma non si può votare per rinnovare il parlamento nazionale. C’è rischio di contagio, non c’è tempo da perdere per l’economia, Mattarella dixit. Allora vuol dire che due terzi degli europei sono governati da imbecilli.

MattarellaRenzi181005-001Sergio Mattarella è un uomo per tutte le stagioni, soprattutto quelle brutte, fredde, piovose e stracolme di fango. E’ l’uomo dei bassi servizi resi ad un sistema che doveva sparire trent’anni fa e che proprio grazie a quelli come lui si è perpetuato. Di questo sistema fanno parte anche Mario Draghi, l’uomo che più di ogni altro ha contribuito a liquidare la sovranità nazionale italiana con il sorriso sulle labbra, e Romano Prodi, l’uomo che ha liquidato la capacità produttiva e l’industria italiana vendendola ai suoi amici sottocosto, con sulle labbra quella espressione che non sai mai se è un sorriso o una piega nell’insaccato della mortadella. Candidati entrambi, insieme a Mattarella, a succedere a Mattarella tra un anno, se non si bruciano prima.

La narrazione di stamani da parte del giornale unico della crisi è questa: tutta colpa di Renzi, dimenticando che questo governo esiste grazie a Renzi e soprattutto esiste grazie a Renzi questo presidente della repubblica, questo arbitro sempre casalingo, di parte, quando la sinistra gioca in casa come adesso. Praticamente dal 2011 ad oggi. La sinistra che mai nessuno ha votato, ma che di riffa o di raffa governa sempre più di tutti.

La narrazione prosegue con il nobile gesto del presidente della repubblica che chiama l’uomo di prestigio. L’uomo che secondo la casta ha salvato l’Italia, un’Italia che sempre secondo la casta ha bisogno di essere salvata un giorno sì ed uno no. L’uomo a cui nessuno potrà facilmente dire di no, dai Cinque Stelle che sentono vicina per loro la fine dei giochi a Forza Italia che con il vecchio filibustiere Berlusconi cerca di rientrare nei giochi che contano, per salvare aziende, commesse e capacità clientelare.

La narrazione vorrebbe che l’ennesimo Badoglio, l’ennesimo Amato fosse giustificato dall’ora delle decisioni irrevocabili che batte sul cielo della patria. Usiamo la frase storica di Mussolini perché crediamo che ormai all’atto pratico tra un Partito Democratico ed un Partito Nazionale Fascista non ci sia molta differenza. Non si votava ottant’anni fa, non si vota adesso. E la propaganda buonista e legittimatrice dell’illegittimabile è affidata ai soliti Starace, come quei Travaglio e Scanzi che una volta di più si scoprono cerimonieri ossequiosi verso un Colle che a questo punto assomiglia più a quella discarica a cielo aperto di cui Roma avrebbe tanto bisogno, piuttosto che al sacro luogo dove si fa la storia e si difende la costituzione repubblicana.

Di Giorgio Napolitano si potrà dire ai posteri che aggirò e violentò la nostra costituzione. Di Sergio Mattarella si potrà dire che niente di quello che ha fatto trova riscontro negli articoli della nostra carta fondamentale. Ma intanto decide lui, come Vittorio Emanuele III nel 1922 e nel 1943. E nessuno pare in grado di farlo abdicare, come il re nel 1946, o di scongiurarne la rielezione, se è per questo. Un parlamento a maggioranza grillina del resto è come un esercito di orchi che si preparano ad assalire nuovamente, a colpi di vaffanculo, la popolazione inerme che assiste ai giochetti di palazzo sempre più sporchi mentre le mosche fastidiose tornano a parlare di contagi ed il Drago sputa già le prime fiamme letali.

Solo che questa volta affanculo ci va il popolo italiano. Dopodiché arriverà il fascismo. Quello vero.

Autore

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.

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