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La Tenda Rossa

Le disgrazie non vengono mai sole, ci sono dei mesi addirittura che come per le fioriture sono più congeniali di altri. Alle disgrazie.

Aprile, per esempio. Il giorno 15 del 1912 fu quello in cui si consumò la tragedia del Titanic. Lo stesso giorno del 1928 fu quello in cui prese il via la sequenza di eventi che portò alla tragedia del dirigibile Italia.

Umberto Nobile era uno di quegli uomini che danno lustro alla nazione in cui nascono. Che illustrano la Patria, come dice la nostra Costituzione che per costoro prevede addirittura il conferimento di speciali onorificenze della Repubblica.

Quando Nobile portò a termine le sue imprese o se le vide andare in malora per colpa del destino cinico e baro, non certo sua, il regime non era tuttavia la Repubblica. Era il Fascismo, e la Costituzione era di là da venire.

Umberto Nobile

Umberto Nobile

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, il perito elettrotecnico Umberto Nobile aveva trent’anni. Pur non avendo obblighi militari, si fece assegnare allo Stabilimento militare di costruzioni ed esperienze aeronautiche, il reparto del Genio Militare da cui sarebbe nata di lì a poco l’Aeronautica Militare Italiana. Nel 1916 aveva già progettato un nuovo modello di dirigibile con cui fare concorrenza ai prototipi di Von Zeppelin. La Grande Guerra fu combattuta poco nell’aria, e pochissimo mediante il ricorso a quelle goffe varianti dei palloni aerostatici che erano i dirigibili. Ma nel 1919 Nobile era comunque diventato direttore del suo reparto. L’aeronautica italiana aerostatica faceva interamente riferimento a lui, a quel punto, e avrebbe continuato a farlo fino al fatidico anno 1928.

Fino al 1925 il tenente colonnello del Genio Aeronautico Umberto Nobile fu lo scienziato più gettonato in tutto il mondo da parte di quei paesi che volevano puntare sullo sviluppo della nuova arma aerostatica, in particolare gli Stati Uniti dove ebbe frequenti soggiorni e per i quali sviluppò diversi prototipi.

Nel 1925 conobbe un’altra figura leggendaria, l’esploratore norvegese dei ghiacci Roald Amundsen, reduce dalla conquista del Polo Sud. Per l’impresa successiva che aveva in mente, il primo sorvolo del Polo Nord, Amundsen si stava facendo costruire appositamente un dirigibile presso lo Stabilimento Costruzioni Aeronautiche di Roma. Il dirigibile, assemblato su prototipo N1 messo a punto negli anni precedenti dallo stesso Nobile, si chiamava Norge, e doveva essere comandato in tandem dai due personaggi.

La partenza del Norge

La partenza del Norge

L’avventura del Norge prese il via alle ore 9,30 del 10 aprile 1926 da Ciampino, con il solo Nobile al comando. La rotta prevedeva tappe a Pulham (Inghilterra), Oslo, Leningrado, Vadsø (Norvegia), e finalmente il 7 maggio le Isole Svalbard. Qui salì a bordo anche Amundsen e lo sponsor statunitense, il miliardario Lincoln Ellsworth. Il Norge riprese il volo il giorno 11 maggio e giunse sopra il Polo Nord il 12, alle 1.30, ora di Greenwich. Proseguì come programmato verso l’Alaska e vi atterrò due giorni dopo, compiendo una traversata di oltre 5300 km di volo ininterrotto.

Il viaggio, per quanto trionfale, era destinato a suscitare una controversia tra Nobile e Amundsen, a proposito di colui al quale spettava il merito e il credito per la fortunata impresa. Amundsen figurava come capo spedizione, ma in realtà aveva avuto compiti marginali per tutto il viaggio, ed il comando effettivo era stato esercitato dal suo omologo italiano. Amundsen era un eroe per i norvegesi, ma in Italia Nobile lo era diventato altrettanto, per il regime e per la gente comune. Una volta tornato a casa, Nobile fu promosso da Mussolini a maggior generale del Genio Aeronautico.

Roald Amundsen

Roald Amundsen

Da quel momento, il generale Nobile si buttò anima e corpo ad organizzare una seconda spedizione, che stavolta sarebbe stata – a scanso di polemiche e controversie internazionali – interamente italiana. Il nuovo aerostato si chiamava, a dissipare ogni possibile equivoco, Italia.

UmbertoNobile200415-007La partenza della nuova spedizione avvenne il 15 aprile 1928 da Milano. Con un equipaggio di 16 persone a cui si aggiungeva Titina, la cagnetta del generale, ed un gruppo di supporto costituito da un reparto di Alpini comandati dall’eroe di guerra Gennaro Sora, la spedizione dell’Italia fu decisamente un successo che ripeteva quello del Norge in tutto e per tutto, dal sorvolo di Alpi, Austria, Cecoslovacchia, Germania e Svezia fino alle Svalbard.

Dalle isole, l’Italia ripartì per il Polo Nord il 23 maggio 1928, raggiungendolo alle 00,24 del 24. Sulla verticale del Polo furono lanciate una croce benedetta da Papa Pio XI e una bandiera dell’Italia. Il dirigibile non poté effettuare il previsto atterraggio a causa delle avverse condizioni climatiche e dopo due ore di sorvolo sopra il Polo si dispose ad iniziare il viaggio di ritorno. Senza sapere di avere esaurito a quel punto tutta la propria dose di fortuna.

La stessa tempesta che aveva impedito l’atterraggio nei pressi del Polo perseguitò il dirigibile durante tutto il ritorno. Finché, quando ormai le Svalbard erano di nuovo in vista, il dirigibile fu spinto dalle turbolenze a schiantarsi sui ghiacci, risultandone gravemente danneggiato. La cabina di comando contenente Nobile, nove membri dell’equipaggio e la canina rimase al suolo. Il resto dell’Italia (l’involucro con l’idrogeno e la grande trave chiglia sottostante contenente gran parte del carico), alleggerito, si risollevò riprendendo quota e portando via con sé l’altra metà dell’equipaggio destinata a disperdersi per sempre nei ghiacci eterni.

UmbertoNobile200415-006Da quel momento cominciò l’epopea della Tenda Rossa, cosi chiamata per il colore del riparo che i superstiti riuscirono ad allestirsi con i materiali rimasti loro dopo il naufragio (in realtà la tenda era argento, colorata di rosso con dell’anilina, sostanza usata per le rilevazioni altimetriche). Per sette settimane i nove superstiti (uno non era sopravvissuto all’impatto) restarono in vita grazie alle provviste salvate ed alla radio con la quale lanciarono al mondo il drammatico SOS.

Una prima spedizione di soccorso localizzò il gruppo della Tenda Rossa un mese dopo il disastro. Il piccolo aereo svedese comandato dal tenente Lundberg aveva però posto per una sola persona. Nobile chiese che venisse portato via il più malconcio dei suoi uomini, ma lo svedese aveva precise consegne e insistette per portare via lui. Malgrado le intenzioni del generale, ciò avrebbe alimentato fatalmente presso i suoi detrattori la leggenda del suo abbandono della nave e del suo equipaggio, contro ogni etica di bordo sia civile che militare.

Il secondo volo di Lundberg si concluse in tragedia, lo svedese si schiantò al suolo aggiungendo dramma al dramma. Lo stesso Amundsen, precipitatosi a soccorrere il vecchio compagno d’avventura, finì disperso tra i ghiacci, iscrivendo il suo nome nell’elenco delle vittime (otto italiane, uno svedese, un norvegese) con cui la spedizione si concluse.

L'arrivo del Krassin

L’arrivo del Krassin

Mentre il mondo si mobilitava per la Tenda Rossa, paradossalmente fu proprio l’Italia a rimanere inerte. Per il regime, la gloriosa impresa si era trasformata ingiustamente ma prevedibilmente in una bruciante sconfitta. La nave appoggio Città di Milano, giunta alla fonda nella Baia del Re a Spitzbergen, vi rimase su precisi ordini di Roma. Lo stesso Nobile, dopo il recupero di Lundberg, una volta a bordo fu trattato quasi da prigioniero, impossibilitato tra l’altro a fornire utili indicazioni per il salvataggio dei suoi uomini. A casa, intanto, la stampa su pressione del governo fascista lo tacciava di vigliaccheria e scarsa perizia, screditandolo.

Nobile non aveva mai espresso il proprio entusiasmo politico verso il regime. Era anche un notorio avversario dell’altro astro nascente dell’Aeronautica (ma di quella che aveva un futuro: gli aeroplani), Italo Balbo. Era destino che gli venisse presentato il conto nell’occasione, e che in luogo dei suoi connazionali fosse invece il rompighiaccio sovietico Krassin a raggiungere i superstiti ed a trarli in salvo, il 12 luglio 1928.

Tornato in patria, Nobile si difese puntigliosamente e con rabbia dalle accuse rivoltegli dall’establishment, rifiutando orgogliosamente la disgrazia in cui era caduto. Rabbia che rovesciò addosso perfino a Mussolini, malgrado questi lo avesse accolto in un primo tempo quasi con simpatia. La reazione del comandante, che dimostrava tra l’altro di avere una personalità perlomeno pari alla sua, gli alienò quella simpatia spingendo il Duce a congedarlo bruscamente.

Claudia Cardinale e Sean Connery nel film La tenda rossa, 1969

Claudia Cardinale e Sean Connery nel film La tenda rossa, 1969

Le accuse di imperizia e vigliaccheria contro di lui erano inconsistenti, ma il regime non amava le sconfitte, e Nobile fu costretto a dimettersi dall’Aeronautica e a lasciare addirittura l’Italia. Dal 1932 fu in Unione Sovietica, una scelta su cui pesò forse anche la circostanza che in ultima analisi erano stati i russi a salvare gli italiani della Tenda Rossa, non gli altri italiani. Nella lunga permanenza sovietica sviluppò evidentemente simpatie per il comunismo, perché nel dopoguerra – malgrado avesse chiesto e ottenuto di essere reintegrato nell’Aviazione nel 1945, dopo la caduta del Fascismo – si candidò per il P.C.I. alla Costituente, risultando eletto. Alla nascente Costituzione repubblicana dette il suo contributo, sotto forma di quell’emendamento che portò all’affermazione, nell’articolo 9 della Costituzione, del principio secondo cui la Repubblica promuove la ricerca scientifica e tecnica.

Peter Finch nei panni di Umberto Nobile

Peter Finch nei panni di Umberto Nobile

Malgrado ricevesse nel 1966 l’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, quest’ultima non fu prodiga con lui di particolari sentimenti di gratitudine, come non lo era stato il regime precedente. Quando morì, nel 1978, non aveva tra l’altro ancora concluso la sua battaglia a colpi di memoriali per affermare la propria totale riabilitazione. Non sappiamo neanche quanto giovò alla sua causa il film che gli dedicò il sovietico Michail Konstantinovič Kalatozov, la coproduzione internazionale che non poteva intitolarsi altro che La tenda rossa. Dove a rivestire i suoi panni si prestò nientemeno che Peter Finch, mentre nei panni di Amundsen si cimentò uno Sean Connery alla prima libera uscita dal mondo di 007. Il giudizio finale del film sull’operato del generale è ambiguo.

Umberto Nobile è un personaggio che nel nostro Novecento si staglia ad una statura pari ad un Guglielmo Marconi, per intendersi. Uno di quegli eroi di cui patrie disgraziate come la nostra sembrano avere costante bisogno, salvo non sapere mai che farsene al momento politicamente inopportuno. Patrie che non sanno provare né tantomeno esprimere gratitudine.

Anche se poi questa nostra patria sempre disgraziata ogni tanto riesce a trovare qualche raro momento di ispirazione, come quando ha saputo brillantemente riconciliare due vecchi amici separati, come a volte succede, dal successo.

Una nuova struttura scientifica italiana, la Climate Change Tower installata a Ny-Ålesund, (la base navale sull’isola di Spitzbergen, arcipelago Svalbard, da cui la tragica spedizione era partita) porta il suo nome, affiancato a quello di Roald Amundsen, l’eroe dei Due Poli che aveva messo in gioco tutto, onori e vita stessa, per essere il primo anche nella spedizione di soccorso a quella sfortunata, tragica Tenda Rossa.

Autore

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.

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