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Lo statuto speciale di Trieste

Con legge costituzionale n. 1 del 31 gennaio 1963 viene istituita la quinta regione a statuto speciale a norma dell’art. 116 della Costituzione: il Friuli Venezia Giulia, con capoluogo Trieste.

L’istituzione avviene in considerevole ritardo rispetto alle prime quattro, Sicilia, Sardegna, Valle d’Aosta e Trentino – Alto Adige, istituite con leggi cost. 2, 3, 4 e 5 del 1948. La ragione risiede nel fatto che, a differenza degli altri quattro territori per i quali esistono spinte politiche pressanti alla concessione del particolare regime di autonomia, Il Friuli Venezia Giulia sconta la particolare situazione creatasi alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Mentre il Trentino-Alto Adige beneficia degli accordi De Gasperi – Gruber, sottoscritti già in sede di trattato di pace nel 1946 da Alcide De Gasperi (che é stato parlamentare in rappresentanza del Trentino già durante la sua sottomissione all’Impero Austro-Ungarico), la Sicilia sfrutta il clima creato più o meno ad arte dal movimento secessionista. La Sardegna beneficia della concessione in analogia all’altra isola, mentre la Valle d’Aosta riceve l’autonomia su pressione francese, alla quale l’Italia – paese sconfitto ed aggressore della Francia – non può opporsi.

Diverso è il caso del Nord Est. Il Territorio Libero di Trieste torna all’Italia il 26 ottobre 1954. Ciò che resta della Venezia Giulia è una striscia di terra a malapena sufficiente a stabilire una amministrazione provinciale, e viene accorpata alla Regione Friuli. E’ la diciannovesima regione italiana. La ventesima, l’Istria, ormai è persa, in mano jugoslava.

Il Friuli Venezia Giulia nasce come unione di due territori e di due popolazioni non omogenee, dalla storia, dalla cultura e dal sentimento assai diversi. Il capoluogo di regione viene concesso a Trieste, a titolo di riconoscimento dell’importanza storica, politica ed economica che la città ha avuto nei secoli precedenti fino all’annessione all’Italia. Non tarderà a porsi tuttavia un dualismo con Udine, che rivendica un suo ruolo analogo di capoluogo delle genti friulane.

Si pone ben presto il problema dell’elevazione della regione Friuli Venezia Giulia al rango di statuto speciale, in considerazione delle particolari condizioni etniche ed amministrative. Il suo territorio mantiene, tra le altre cose, la presenza di una forte minoranza slava, gli sloveni. Sconta però il fatto di essere zona di frontiera tra i due blocchi, nonché il difficile e controverso rapporto con la Jugoslavia di Tito, paese comunista in dissidio con il Blocco Comunista a cui viene concesso molto dall’Occidente al fine di mantenere il suo status di non allineato.
Nel 1963, finalmente, nel mutato clima di distensione tra i blocchi, viene colmata la lacuna. Nello stesso perodo in cui il Molise diventa la ventesima regione italiana, la diciannovesima riceve finalmente il suo statuto speciale.

Autore

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.

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