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Storia delle Olimpiadi 1908: Londra

Londra 1908, donne in gara nel tiro con l'arco

Nella foto: Londra 1908, donne in gara nel tiro con l’arco

Anche a Londra, nel 1908, il C.I.O. dovette ingollare il boccone amaro della concomitanza dei Giochi con una Esposizione commerciale, la Franco-British Exhibition, promossa per propagandare l’Entente Cordiale che era stata stipulata tra i due paesi preoccupati dell’insorgere di venti di guerra in Europa per il crescente ed aggressivo espansionismo prussiano.

Ma a differenza che nelle due precedenti edizioni, gli inglesi non permisero che il carrozzone politico – economico sommergesse la manifestazione sportiva. L’intuizione geniale di concentrare le gare in tre tranches, una a giugno, una ad agosto ed una ad ottobre costituì il compromesso che salvò capra, cavoli e Giochi. Il tennis ed altri giochi con la palla in primavera; gli sport a vario titolo acquatici in estate; boxe, pattinaggio, rugby, hockey in autunno.

Olimpiadi1908Londra200206-001Ai Giochi di Londra, finalmente, il movimento olimpico internazionale prese il via. Oltre 2.000 atleti, in rappresentanza di 22 paesi, con la partecipazione di 37 donne. Per la prima volta, l’opinione pubblica internazionale si accorse di località esotiche di cui aveva letto solo nei libri d’avventura o di viaggio, come l’Australasia. Per la prima volta, l’opinione pubblica si rese conto che le tensioni internazionali non conoscevano tregua, a differenza di quanto succedeva nell’antichità. I nazionalismi tracimavano sempre più dentro le competizioni sportive, mentre al di fuori scivolavano lungo quella china che nel 1914 avrebbe portato le nazioni a scegliere altri terreni di confronto. Il caso più eclatante fu quello dell’Austria-Ungheria, che non poté partecipare con una squadra imperiale per non urtare suscettibilità che stavano diventando esplosive.

Il drammatico arrivo di Dorando Pietri a Londra nel 1908

Il drammatico arrivo di Dorando Pietri a Londra nel 1908

Ma Londra 1908 è rimasta famosa soprattutto – e non solo per noi italiani – per la vicenda di Dorando Pietri. Era un umile garzone di fornaio originario di Carpi, in Emilia. Aveva l’hobby della corsa, e lo mise in gioco nella gara più prestigiosa di tutte, la maratona. Durante la gara, che si correva da Windsor a Londra, riuscì a staccare tutti gli avversari di ben dieci minuti, entrando nello stadio dove era posto il traguardo con un tempo record. Sulla pista finale, era purtroppo stremato. Sbagliò dapprima strada, poi ricondotto sul tracciato giusto dai giudici di gara finì per cadere esausto a 200 metri dall’arrivo. Aiutato a rialzarsi da un bobby, uno dei caratteristici poliziotti britannici disseminati lungo la pista, cadde di nuovo. Di nuovo fu aiutato a rialzarsi da alcuni medici presenti. Per compiere gli ultimi metri impiegò quasi tutto il vantaggio sul secondo, l’americano John Hayes, quei dieci minuti con cui si era presentato allo stadio.

La Regina Alessandra premia Dorando Pietri con la coppa speciale

La Regina Alessandra premia Dorando Pietri con la coppa speciale

Pietri tagliò il traguardo prima di Hayes, ma la squadra americana fece ricorso e ottenne ragione. L’italiano fu squalificato per aver ricevuto aiuti indebiti. Hayes ebbe la medaglia d’oro, mentre Pietri veniva ricoverato in ospedale. L’opinione pubblica britannica però si commosse alla sua vicenda, ritenendolo il vincitore morale. La regina Alessandra, moglie di Edoardo VII, gli fece dono di una coppa d’oro piena di monete dello stesso metallo pregiato, a risarcirlo di quella medaglia che si era guadagnato ma non aveva avuto.

Narra la leggenda che a proporre il risarcimento reale per il coraggioso italiano fu un giornalista – scrittore d’eccezione, presente a bordo pista durante la gara come inviato del Daily Mail. Nientemeno che Arthur Conan Doyle, il padre di Sherlock Holmes. Qualcuno sostenne che Doyle era stato addirittura uno di coloro che avevano aiutato Pietri a rialzarsi. Comunque fosse andata, il celebre scrittore consegnò il fornaio italiano alla storia con queste parole: «La grande impresa dell’italiano non potrà mai essere cancellata dagli archivi dello sport, qualunque possa essere la decisione dei giudici.»

Arthur Conan Doyle

Arthur Conan Doyle

Pietri ottenne la rivincita morale in una gara appositamente organizzata al Madison Square Garden di New York un mese dopo la chiusura delle Olimpiadi. In mezzo ad un tripudio di emigrati italiani, su una distanza equivalente a quella della maratona olimpica, Pietri riuscì a prevalere su Hayes con una condotta di gara meno estenuante, staccandolo negli ultimi 500 metri.

Morì a 56 anni nel 1942 per un attacco cardiaco a Sanremo, dove risiedeva. Sulla Coppa donatagli dalla regina, tutt’ora custodita in cassetta di sicurezza presso la filiale Unicredit di Carpi, si legge: A Pietri Dorando – In ricordo della maratona da Windsor allo stadio – 24 luglio 1908. Dalla regina Alessandra.

Autore

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.

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