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Patriots Day

I Minutemen

La mattina del 19 aprile 1775 in una sperduta località del Massachussets il mondo andò sottosopra. Per sempre.

L’Impero Britannico era già a quell’epoca una realtà senza precedenti nella storia, a parte quello dell’Impero Romano nel Mondo Antico. Più che in quello di Carlo V, non vi tramontava mai il sole. E aveva fatto della Madrepatria, un’isola fino a poco tempo prima agli estremi confini dell’Europa e apparentemente senza grandi ricchezze e risorse per non finire ad essere a sua volta una provincia di qualche impero continentale come già ai tempi di Giulio Cesare, l’unica vera superpotenza mondiale. E così sarebbe stato per quasi tre secoli.

Di quell’impero il cui epicentro era la Città di Londra, con la sua Borsa e le sue compagnie mercantili, le colonie nordamericane del New England erano nella seconda metà del Settecento il gioiello della corona più prezioso. E ancora nel 1765 i loro abitanti si dichiaravano orgogliosi sudditi di Sua Maestà re Giorgio III.

Riproduzione della battaglia di Lexington

Riproduzione della battaglia di Lexington

Ma quel re sarebbe passato alla storia per la sua follia, e i suoi ministri non sarebbero stati da meno, accecati dall’arroganza indotta dall’invincibilità. Nel giro di soli dieci anni quella corrispondenza di amorosi sentimenti tra l’Impero britannico ed i suoi sudditi del Nord America sarebbe svanita, ed il mondo intero avrebbe assistito ad un fenomeno quale non si riteneva possibile fino a quel momento.

La lunga guerra con la Francia per il possesso del Canada e degli altri territori coloniali nel Nuovo Mondo si era conclusa nel 1763, lasciando le finanze imperiali messe a dura prova. La Gran Bretagna passava di trionfo in trionfo estendendo i suoi Dominions, ma il prezzo da pagare era sempre più alto e i capitali che affluivano allo Stock Exchange londinese o nei fondachi della Compagnia delle Indie non erano sufficienti a farlo.

Fu così che il governo di Sua Maestà escogitò l’espediente vecchio come il mondo di imporre nuove tasse ai propri sudditi, ritenendo che nessuno avrebbe obbiettato opponendosi al volere del grazioso sovrano. Senonché quel governo aveva dimenticato di governare nel paese sbagliato. Fin dal 1215 gli inglesi si erano sostanzialmente liberati dal diritto divino affermando la volontà della nazione.

La Magna Charta Libertatum del 1215

La Magna Charta Libertatum del 1215

Il re governava e amministrava la giustizia nei suoi territori, ma lo strumento necessario a farlo con efficacia, le tasse, era nelle mani del parlamento eletto dal popolo. No taxation without representation era un principio scritto nella Magna Charta una volta per tutte. Molti sovrani inglesi avevano cercato di ignorarlo, a volte riuscendoci, altre volte – come nell’esempio più eclatante del 1649, quando Carlo I fu detronizzato e decapitato dai Puritani di Oliver Cromwell – rimettendoci le penne.

Niente tasse se non decise dal parlamento. Quando il governo di Sua Maestà impose lo Stamp Act che tassava tutte le pubblicazioni a stampa in Madrepatria e nelle Colonie, in entrambe molti liberali storsero la bocca. Ma soprattutto oltremare, perché laggiù cominciavano a pensare che il parlamento di Londra non fosse rappresentativo di gente che stava a migliaia di chilometri di distanza e con un Oceano nel mezzo. Quando il governo tassò anche il tè importato dalle Indie, i coloni – che cominciavano a riferirsi a se stessi per la prima volta come Americani, e non più come Inglesi, e questo era sintomatico – insorsero buttando a mare le casse contenenti le preziose foglie da cui si ricavava quella che era già diventata all’epoca la bevanda nazionale britannica.

Il Boston Tea Party fu la chiave di volta degli eventi che portarono alla Rivoluzione Americana. La reazione inglese fu dura, le Giubbe Rosse furono spedite in forze ad occupare Boston e New York, i due centri abitati più grandi e popolosi del Nuovo Mondo britannico. Gli Americani risposero cominciando a riferirsi a se stessi come ai patrioti del New England, e organizzandosi per far fronte a quella che ormai era vissuta come una occupazione militare.

Il versante ideologico della contesa fu preso in mano da radicali come Samuel Adams e Tom Paine. Soprattutto quest’ultimo si stava rendendo famoso con i suoi opuscoli con i quali senza mezzi termini incitava i patrioti americani a ribellarsi alla tirannia. Il più celebre di questi, Common Sense, dichiarava che ogni governo tra quelli presenti al suo tempo era nato da un atto di pirateria, di brutale conquista militare.

Thomas Paine ed il Common Sense

Thomas Paine ed il Common Sense

In Inghilterra il re discendeva dal conquistatore normanno che nel 1066 era sbarcato ad Hastings. Il giogo monarchico non era più tollerabile, era ora di rivoltarsi tornando a quel regime repubblicano di cui non c’era stato più esempio al mondo dopo la fine delle repubbliche di Atene e Roma antiche. Di smetterla di considerarsi sudditi e di riferirsi a se stessi come cittadini. Nemmeno Cromwell aveva osato spingersi a tanto.

Benjamin Franklin

Benjamin Franklin

Per quanto anche in Inghilterra anche i liberali appoggiassero le rivendicazioni coloniali almeno fintanto che non sfociavano nella aperta ribellione, il partito monarchico era in mano ormai agli oltranzisti, che credevano a quel punto che i coloni americani non avessero i diritti dei cittadini inglesi della Madrepatria. Alle truppe coloniali fu dato ordine di catturare i capi ribelli, di disarmare i patrioti e di sottoporre le tredici colonie americane al tallone di ferro delle Giubbe Rosse. La mattina del 18 aprile 1775 il governatore militare del Massachussets, il generale Thomas Gage, diramò l’ordine di marcia ai suoi soldati, facendoli uscire dalle caserme diretti ai luoghi dove si sapeva che i patrioti si stavano organizzando.

La cavalcata di Paul Revere, in una raffigurazione dell’epoca

La cavalcata di Paul Revere, in una raffigurazione dell’epoca

La storia si trasforma spesso e volentieri in leggenda. Fu così quella notte tra il 18 e il 19, quando Paul Revere ed altri patrioti destinati senza immaginarlo ad una fama immortale fecero la celebre cavalcata per andare ad avvertire la Milizia Territoriale di tenersi pronta. Essa era composta dai famosi Minutemen, uomini che nel giro di un minuto, appunto, erano in grado di prendere quanto serviva loro (moschetto, polvere da sparo e poco altro) e dirigersi ai punti di raccolta.

La mattina dopo, quando le Giubbe Rosse arrivarono a Lexington e Concord, la Milizia era pronta. Gli inglesi non si aspettavano resistenza da parte dei sudditi Americani, le fucilate dei Minutemen li presero di sorpresa e li misero in rotta. Da quel momento non era possibile tornare più indietro. Gli spari avevano svegliato anche le coscienze più addormentate, da una parte e dall’altra, e avrebbero risuonato nuovamente e presto. La colonna sonora della Rivoluzione Americana, la prima del suo genere da quando i Romani avevano cacciato i tiranni etruschi ed instaurato una repubblica a cui i patrioti adesso inevitabilmente si ispiravano per disegnare le nuove istituzioni che avrebbero ereditato il potere sovrano.

Nel 1776 a Philadelphia gli Americani avrebbero offerto al mondo lo spettacolo di un popolo che dichiara la propria indipendenza dal legittimo sovrano. Un giovane gentiluomo virginiano, Thomas Jefferson di Monticello, Virginia, coadiuvato da un celebre scienziato eclettico di Boston, Massachussets, Benjamin Franklin, stese in fretta e furia un documento destinato a restare nella storia come il documento più importante scritto dall’uomo dal tempo della Magna Charta e, prima ancora, delle Dodici Tavole della antica legge romana.

Mentre il Congresso Continentale approvava la dichiarazione di indipendenza in una giornata che sarebbe diventata la Festa più importante della nuova nazione, un altro gentiluomo virginiano, il generale George Washington di Mount Vernon affrontava di nuovo in campo aperto, e senza più l’effetto sorpresa, le Giubbe Rosse.

Philadelphia, 4 luglio 1776

Philadelphia, 4 luglio 1776

Erano l’esercito più forte e temibile del mondo, Imbattute su ogni campo di battaglia, avevano assicurato alla Gran Bretagna un impero, e pareva impossibile che fossero destinate a perderne la parte migliore. Ma i New England Patriots erano animati da un fuoco che divampava inestinguibile, e che non era eguagliabile dalla pur considerevole abilità di un esercito alla fin fine di mercenari.

Malgrado difficoltà iniziali che sembravano insormontabili, e grazie all’intervento in suo aiuto della Francia a cui non parve vero di rendere alla odiata nemica Gran Bretagna la pariglia facendole perdere a sua volta le Colonie americane, l’esercito continentale di Washington riuscì a compiere l’incredibile impresa di mettere l’Impero Britannico con le spalle al muro, e di costringere le sue temibili Giubbe Rosse al reimbarco.

A Yorktown nel 1781 quando Cornwallis il comandante in capo imperiale firmò la resa delle sue truppe che fino a quel momento non avevano conosciuto sconfitta ottenendo da Washington l’onore delle armi, la fanfara dei continentali vittoriosi suonava il motivo The World Upside Down. Il mondo è andato sottosopra.

Da quelle fucilate di aprile nei sobborghi bostoniani di Concord e Lexington aveva preso il via qualcosa destinato a cambiare radicalmente la storia del mondo. Era sembrato in principio uno scherzo di quella storia, impazzita. Da quello scherzo è nata la libertà di noi moderni.

 

Autore

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.

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