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Reds

Diane Keaton e Warren Beatty

La Giornata Internazionale della Donna fu il primo evento condiviso dell’era moderna. Il senso alla celebrazione glielo dettero per primi gli Stati Uniti, il giorno a cui legare la ricorrenza glielo dette la Russia ancora sotto il tallone di ferro dello Zar. Due mondi che più lontani non potevano essere, il medioevo ed il futuro anteriore.

L’ultima domenica di febbraio diventò l’8 di marzo non soltanto per necessità di adeguare il vecchio calendario pre-gregoriano della Russia, ma anche perché ciò che successe fu veramente importante. Talmente importante da segnare l’inizio di qualcosa che – se era possibile – andava addirittura al di là delle legittime rivendicazioni delle donne di San Pietroburgo e di tutte le Russie.

Il 23 febbraio 1917 (8 marzo appunto per il mondo occidentale) cominciò la Rivoluzione Russa. Dopodiché, non soltanto la storia delle donne ma quella di tutto il mondo non sarebbe stata più la stessa. Quella volta, gli U.S.A. e la nascente U.R.S.S. ebbero in comune più di quanto avrebbero avuto piacere di ammettere per lungo tempo a venire, durante la lunga separazione causata dagli eventi e dal reciproco sentimento di Guerra Fredda che avrebbero vissuto per quasi tutto il ventesimo secolo.

John Reed

John Reed

Fu un americano il primo a raccontare che cosa era successo in quei Dieci giorni che sconvolsero il mondo. John Reed era un giornalista americano upper class, laureato ad Harvard, colto e raffinato scrittore di poesie a tempo perso. Si scoprì radicale seguendo la rivoluzione di Pancho Villa in Messico, e poi le drammatiche lotte dei lavoratori che avevano portato al massacro di Ludlow in Colorado, dove le milizie private di Rockfeller avevano aperto il fuoco sugli operai in sciopero e sulle loro famiglie. Una specie di Portella delle Ginestre americana.

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, il socialista Reed aveva correttamente previsto che l’ancien règime sarebbe saltato in aria, aprendo nuove possibilità ai lavoratori di tutto il mondo. Di salute cagionevole (che gli avrebbe chiesto il conto pochi anni dopo, sarebbe morto di tifo nel 1920), era stato riformato dallo Zio Sam, ma in Europa c’era andato lo stesso, e intuito e destino l’avevano portato a San Pietroburgo nel momento in cui il potere zarista franava clamorosamente. Insieme alla moglie Louise Bryant, a sua volta giornalista di dichiarate simpatie marxiste, aveva assistito dapprima alla rivoluzione borghese di Kerenskij e poi a quella bolscevica di Lenin.

Tornato in patria l’anno seguente, aveva contribuito a fondare il Partito Comunista Americano, sulla base della convinzione comune ai più a quell’epoca che la rivoluzione dalla Russia si sarebbe estesa a tutto il mondo. Per poi tornare di nuovo in Russia e incontrare – come detto – il suo destino.

Le donne di San Pieroburgo cominciano la Rivoluzione Russa

Conosciamo i giorni terribili e cruciali della Rivoluzione Russa grazie al suo libro ed alle sue corrispondenze. Conosciamo la sua storia principalmente grazie al film che Warren Beatty gli dedicò nel 1981. Riservando a se stesso la parte del protagonista ed a Diane Keaton quella della sua compagna, la Bryant. Il film vinse diversi Oscar, ma fu giudicato a bocca storta da una sussiegosa e partigiana critica cinematografica, alla quale la carta patinata con cui era confezionato evidentemente stonava.

Lasciamo giudicare al lettore ed all’ascoltatore, ai quali proponiamo come brano di questo giorno così particolare il suggestivo canto dell’Internazionale Socialista (in lingua russa) che accompagna alcune delle scene più cruciali del film.

Autore

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.

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