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Sul suo regno non tramontava il sole

Il 13 marzo 1516 il figlio di Filippo I d’Asburgo detto Il Bello e di Giovanna di Castiglia detta La Pazza fu incoronato re di Spagna. Dopo la morte del padre, seguita da quella del nonno Ferdinando II d’Aragona avvenuta due mesi prima, e soprattutto a causa dell’infermità dichiarata della madre (anche se ormai gli storici convengono che quello contro Juana la Loca più che un referto medico fu l’esito di una congiura), l’unico erede restava questo ragazzo di appena sedici anni che era stato dichiarato maggiorenne già da un anno, per causa di forza maggiore.

CarloV180313-002Per una serie di combinazioni e di matrimoni dinastici sapientemente congegnati, un potere vastissimo finì per ritrovarsi nelle mani di Carlo di Gand, per grazia di Dio eletto Sacro Romano Imperatore, per sempre Augusto, re di Germania, re d’Italia, re di tutte le Spagne, di Castiglia, Aragona, León, di Ungheria, di Dalmazia, di Croazia, Navarra, Grenada, Toledo, Valencia, Galizia, Maiorca, Siviglia, Cordova, Murcia, Jaen, Algarves, Algeciras, Gibilterra, Isole Canarie, re di Sicilia Citeriore e Ulteriore, di Sardegna e Corsica, re di Gerusalemme, re delle Indie occidentali e orientali, delle isole e della terraferma del Mare Oceano, arciduca d’Austria, Duca di Borgogna, Brabante, Lorena, Stiria, Carinzia, Carniola, Limburgo, Lussemburgo, Gelderland, Neopatria, Württemberg, langravio di Alsazia, principe di Svevia, Asturia e Catalogna, conte di Fiandra, Asburgo, Tirolo, Gorizia, Barcellona, Artois, Palatino di Borgogna, Hainaut, Olanda, Seeland, Ferrette, Kyburg, Namur, Rossiglione, Cerdagne, Drenthe, Zutphen, margravio del Sacro Romano Impero, Burgau, Oristano e Gociano, Signore di Frisia, Marca Vindica, Pordenone, Biscaglia, Molin, Salins, Tripoli e Machelen.

L’Impero soggetto all’autorità di Carlo V Imperatore e I di Spagna era talmente vasto da non avere precedenti nel passato antico e moderno, e in futuro sarebbe stato superato per estensione soltanto dall’Impero britannico al suo apogeo vittoriano. Carlos Primero sarebbe stato solito dire, contemplando i suoi vasti domini europei e americani, che sul suo regno non tramontava mai il sole.

Avrebbe imposto il suo dominio su quel regno fatalmente soggetto a forze centrifughe e ad ostilità inesauribili (dalla Francia dei Valois all’Impero Ottomano alla Lega dei principi protestanti di Germania) per circa quarant’anni, a prezzo di guerre interminabili. Come l’imperatore romano Costantino, avrebbe lasciato il suo regno sconfinato a due eredi – uno ad est in Austria, il fratello Ferdinando d’Asburgo, uno ad ovest in Spagna, il figlio Filippo II – avendone constatato altrimenti l’ingovernabilità.

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Su quel vasto territorio il sole sorgeva sempre infatti su qualche guerra. Alla fine esausto, il sovrano che avrebbe definito la sua vita nient’altro che un lungo viaggio, visse gli ultimi anni della sua vita – dal 1556 al 1558 – nel monastero di San Jerònimo de Yuste in Estremadura, dal quale pare che continuasse a dispensare consigli e fornire aiuto ai suoi successori fino agli ultimi giorni.

Autore

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.

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