Diario Viola Fiorentina

Storia della Fiorentina – 18. 1990 Fuga da Piazza Savonarola

Nella foto: Carabinieri in assetto di guerra durante i disordini a Piazza Savonarola nell’estate del 1990

Scendi dal pullman, dal treno o dalla macchina sui quali ti sei sobbarcato il lungo viaggio di andata e ritorno da Avellino. Sei arrabbiato per com’é andata, avvilito per la mancata rivincita che si è trasformata in una nuova beffa, sempre da parte di chi ti aveva irriso nel 1982. Hai una gran voglia di spaccare il mondo, ma stanotte senti soltanto la stanchezza ed il bisogno di riposare.

Domani si vedrà, è un altro giorno. E poi, peggio di così non può andare. Che altro può succedere?

Succede che il giorno dopo apre ufficialmente il calciomercato, e tutte le trattative condotte fino a quel momento sotto traccia possono uscire alla luce del sole ed essere formalizzate. Succede che le voci che si sono rincorse per tutto l’inverno (e che tu magari hai liquidato stizzito come le solite gufate di gente che vuol male alla Fiorentina, di gobbi, di mestatori del calcio) erano vere. Ed il primo titolo che leggi al bar mentre fai colazione con gli occhi ancora pesti e poca o nessuna voglia di andare incontro ad un nuovo giorno, ti manda il caffè di traverso.

BAGGIO ALLA JUVE. Nel resto di un’Italia che si prepara a vivere le notti magiche del mondiale casalingo non si parla d’altro. I giornali raccontano quello che tutti i bene informati sapevano, la trattativa c’é stata, i padroni della Fiorentina si sono messi d’accordo con quelli della Juventus per il trasferimento del più grande talento del calcio italiano del momento dalla squadra viola a quella bianconera. Contropartita ufficiale, 25 miliardi delle lire di allora. Ma, dicono sempre i bene informati, la Pontello s.a.s. riceverà inoltre una serie di commesse dal Gruppo FIAT e dalle sue controllate che la lanceranno definitivamente nel firmamento dell’edilizia nazionale. Alla Fiorentina, intesa come società e squadra, nessuna contropartita tecnica, perlomeno immediata. E poi, anche a volere, non c’é tempo. Perché stavolta la rabbia di Firenze che ha montato per giorni tra l’andata ed il ritorno della finale UEFA e che ha raggiunto quasi il calor bianco nelle ore successive al suo esito così infausto e inaccettabile durante i lunghi chilometri del ritorno da Avellino, stavolta esplode veramente.

Quel giorno, in città, lavora solo chi ci è costretto. Quel giorno esplode una contestazione pesantissima dei tifosi che si radunano sotto la sede della A.C. Fiorentina, allora posta in una palazzina situata tra Piazza Savonarola e Piazzale Donatello. Una contestazione che ci mette poco a degenerare in guerriglia urbana, allorché la polizia che non riesce a ricondurre la situazione sotto controllo decide di passare alle maniere forti e carica.

Sotto gli occhi di un’Italia allibita, che non può capire, Firenze si trasforma in un campo di battaglia, facendo rivivere ai suoi cittadini scene d’altri tempi. E’ una rivolta la cui violenza è paragonabile soltanto a quella dei tumulti medioevali.

Sotto la carica delle forze dell’ordine, stretti tra il fumo dei lacrimogeni da una parte ed il lancio dei cubi di porfido – i cosiddetti sanpietrini – disselciati dal pavimento stradale dall’altra, i tifosi in fuga si disperdono per tutte le strade attorno alla piazza, spesso approfittando del rifugio offerto dagli abitanti della zona. Sì, perché l’altro aspetto di questa rivolta popolare che lascia allibiti gli osservatori è appunto questo: è una rivolta talmente popolare che si assiste allo spettacolo di normali cittadini che danno rifugio in casa loro agli ultras e ai manifestanti inseguiti dalla polizia. La notizia di Firenze in fiamme ruba la prima pagina a quella della vendita di Baggio. E continuerà a farlo per giorni, finendo per togliere visibilità perfino alle cronache relative ai mondiali ormai prossimi a cominciare. Anzi, soprammettendosi e mescolandosi a queste, perché la contestazione non si spegne e nemmeno si attenua. Semplicemente si sposta fuori dei cancelli di Coverciano.

Il Centro Tecnico Federale è il luogo consueto in cui si raduna la Nazionale azzurra prima di partire per qualsiasi spedizione sportiva. Anche quella volta Azeglio Vicini ha convocato lì i suoi calciatori, senza immaginarsi che si sarebbero ritrovati tutti sotto un pericoloso stato d’assedio, costretti a passare tra due ali di folla inferocita. Compreso quel Roberto Baggio la cui convocazione fino a due giorni prima sarebbe stata motivo di orgoglio per la città, e che adesso invece getta ancora più benzina sul fuoco della sua rabbia.

Poco prima di presentarsi al raduno, alla conferenza stampa di presentazione a Torino qualcuno ha messo tra le mani di un Baggio stralunato, titubante, apparentemente desideroso di essere le mille miglia lontano da quel posto e da quella situazione, una sciarpa bianconera. Lui ha avuto un gesto istintivo, allontanandola da sé. La gente di Firenze che non è per strada a tumultuare si aggrappa a quel gesto. Il ragazzo sarebbe rimasto qui, la colpa è tutta dei Pontello!

Nei lunghi mesi trascorsi ad ascoltare le voci più disparate su questa cessione, tutti in cuor loro hanno liquidato il pensiero confortandosi con il ricordo di Antognoni e del no di Ugolini ad Agnelli. Pareva impossibile che non andasse a finire allo stesso modo anche stavolta. E invece, eccoci qui, aggrappati ad una sciarpa scostata bruscamente. Combattuti tra la voglia di chiamare traditore il ragazzo e quella di farla pagare piuttosto a chi l’ha venduto per i propri interessi di bottega.

 

Alla fine, la Nazionale che in quelle condizioni non può certo preparare un Mondiale emigra a Marino, nei dintorni di Roma. A Firenze, non essendoci più nessuno a cui urlare in faccia la propria rabbia, piano piano gli animi si acquietano, anche se restano la conta dei danni e soprattutto – come tizzoni ardenti che continuano a covare sotto la cenere – gli strascichi di un sentimento che vira all’odio, non più soltanto verso una Juventus che a Firenze non avrà più quartiere, ma anche verso un Palazzo – il governo del calcio – che nel sentimento popolare fiorentino ormai la asseconda in tutto.

Nasce nei giorni di Italia 90 il distacco dei fiorentini dalla loro Nazionale. Nascono gli slogan destinati ad arrivare ai giorni nostri: Firenze è la mia capitale, la Fiorentina è la mia Nazionale, c’è solo la Fiorentina. Quando Caniggia uccellerà Zenga portando l’Argentina ai fatali calci di rigore in semifinale ed all’eliminazione dell’Italia che doveva vincere per forza i Mondiali giocati in casa, a Firenze ci saranno caroselli come se la Fiorentina avesse vinto di nuovo lo scudetto. La gente canterà beffarda: quando c’é Zenga tra i pali l’Italia è fuori ai Mondiali. Nelle successive visite a Firenze della Nazionale, farà anche di peggio, tifando regolarmente contro.

Se per l’Italia quella del ‘90 è l’estate delle notti magiche tramutatesi in notti da incubo, per Firenze è l’estate della rabbia da sbollire, della vendetta in qualche modo da consumare, di un distacco dal resto del paese che pare irrimediabile. Come irrimediabile pare ormai, incontenibile e inestinguibile nei secoli dei secoli, l’odio immenso per la squadra e la società dai colori a strisce bianconere.

E’ anche quella della contestazione violenta, rabbiosa e continuativa contro gli stessi Pontello, coloro che erano arrivati portando sogni e proclami di vittoria e che adesso devono nascondersi alla città, come Guelfi o Ghibellini sconfitti al tempo delle faide medioevali. Per lungo tempo sotto la loro abitazione dovrà stazionare, a scanso di equivoci, una camionetta dei Carabinieri o della Polizia. Per lungo tempo non potranno mostrare la loro faccia in pubblico (anche se i loro affari continueranno, business as usual) a pena di esporsi alla pubblica esecrazione.

In realtà loro hanno già messo a punto la loro exit strategy, per separare le proprie sorti da quelle della Fiorentina. E a rasserenare in qualche modo quella maledetta estate fiorentina, presto esce fuori un’altra clamorosa notizia.

Autore

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.

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