Politica

Funerali di Stato, gente di partito

Il ministro dell’Interno Salvini ai funerali delle vittime del crollo del Ponte Morandi a Genova

GENOVA – Luglio 1992. Ai funerali degli agenti di scorta del giudice Paolo Borsellino, nella Cattedrale di Palermo, un cordone di 4.000 agenti quasi non era bastato a trattenere una folla inferocita che sembrò avventarsi perfino contro il neo-eletto Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Tutti hanno ancora negli occhi l’immagine del capo della Polizia Parisi che, stravolto, cercava di fare scudo con la propria persona a quella del Presidente, il quale uscì incolume dal tumulto quasi per miracolo.

Agosto 2018. Ai funerali delle vittime del crollo del Ponte Morandi a Genova, applausi per i rappresentanti del governo Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Contestazioni, stavolta pacifiche ma pur sempre contestazioni visibili e sonore, per il segretario reggente del partito democratico Maurizio Martina e per gli altri rappresentanti dell’opposizione.

Cos’é cambiato? La gente non crede più ai funerali di Stato, tanto che molte famiglie delle vittime di Genova stavolta li hanno rifiutati. Ma forse c’é la consapevolezza crescente che questo governo porti con sé davvero un cambiamento. Quel cambiamento che nel 1992 era stato soltanto accennato e poi invece era clamorosamente mancato. Con l’inchiesta Mani Pulite il cui principale esponente, Antonio di Pietro, era passato clamorosamente nel campo avverso, la politica, per risultare poi tra l’altro uno degli artefici di quel contratto di concessione delle autostrade ai privati che oggi è diventato di fatto l’emblema di un ventennio di malgoverno quando non addirittura di corruzione ancora peggiore che in passato. Con le bare dei due giudici coraggiosi e dei loro agenti esposte tristemente a simboleggiare la sconfitta dello Stato, ma anche un esempio da seguire – per la verità in seguito pochissimo seguito – da parte di coloro che, addetti ai lavori e semplici cittadini, avevano inneggiato all’opera di Falcone e Borsellino. Con quel tentativo di ripetere l’operazione Pertini del 1978 scegliendo quello Scalfaro che avrebbe saputo invece incarnare soltanto la vecchia politica e la ancor più vecchia retorica. Con la Seconda Repubblica, in sintesi, che avrebbe ripreso e amplificato tutti i mali della Prima, perdendone per strada gli aspetti positivi.

A Genova, i governanti entrano in chiesa dopo aver spedito la lettera di contestazione ad Atlantia che vale l’avvio del procedimento di revoca della concessione. Mentre in sottofondo Romano Prodi, Antonio Di Pietro e vecchi e nuovi esponenti di quella sinistra che venti anni fa scelse il capitale e dimenticò il popolo pontificano a reti quasi unificate sul perché ha ragione Benetton ed hanno torto vittime e sopravvissuti del Ponte Morandi.

La differenza è più tangibile che mai. Qualcuno si meraviglia dunque che parta l’applauso? Che la gente voglia fotografarsi assieme a uomini che per una volta vengono percepiti non come portatori di desolazione e sconforto ineluttabile, ma come portatori di speranza e di rivincita? Che al contrario la gente fischi sonoramente gli esponenti del governo deposto alle ultime elezioni, dopo aver lasciato macerie visibili come quelle del ponte crollato?

Quando si va contromano è molto più facile pendersela con tutti gli altri che viaggiano nel senso giusto piuttosto che con la propria inettitudine, sbadataggine, inadeguatezza. Come quel deputato PD Michele Anzaldi che non pago di essersi reso finora inviso – diciamo così evitando ulteriori aggettivi, per non incorrere negli strali della campagna #puliamofacebook lanciata dal partito democratico – a tutto il web per le continue richieste di intervento rivolte alla polizia postale ogniqualvolta qualcuno critica il presidente della repubblica Mattarella, adesso annuncia l’intenzione di denunciare Salvini e il governo per quegli applausi al funerale genovese, che lui definisce quelli di una claque organizzata ed orchestrata. «La polizia, postale e non, farebbe bene ad aprire un’indagine per verificare se davvero qualche esponente di governo, oppure dei partiti di maggioranza, abbia davvero lavorato per trasformare un momento di lutto nazionale in una curva da comizio».

Prossimo passo? Magari denunciare chi ha applaudito? Quando il popolo non ti segue più e ti fischia, forse non resta che denunciare il popolo. Magari ridotto a «trenta scalmanati» così come i critici di Mattarella erano diventati poche centinaia di hackers, oltretutto russi.

Ogni commento è ormai superfluo. Gente del PD. Funerali di Stato e intelletti di partito.

Autore

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.

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