Calcio

Gli azzurri, pardon, i verdi agli Europei

Non si può vedere quella orribile maglia verde della Puma, commissionata da una FIGC che ha perso di vista tante cose a proposito della nostra storia non soltanto sportiva. Ma alla fine, è pur sempre Italia, la nostra Nazionale, e si gioca la possibilità di tornare ad essere protagonista in una competizione internazionale. Cosa che non succede da quel 2006 in cui nel cielo sopra Berlino Fabio Cannavaro alzò la Coppa del Mondo.

Fasciati di verde speranza (e speriamo che sia davvero così, e nient’altro), quelli che noi ci ostiniamo a chiamare azzurri regolano la Grecia ed accedono alla fase finale del Campionato d’Europa con tre turni d’anticipo. Non era una mission impossible, con tutto il rispetto l’avversaria più impegnativa era l’Armenia, che andando a pareggiare in Liechtenstein ha spianato la strada ai ragazzi di Roberto Mancini.

Alla prima edizione dell’Europeo itinerante (la fase finale si disputerà in più capitali continentali) l’Italia ci sarà. E chissà se saranno notti magiche, come qualche buontempone della stampa accreditata vorrebbe mettere in bocca al Commissario Tecnico. Che per fortuna si rivela saggio e con i piedi per terra per quanto brillante ed estroso era da giocatore, cavandosela con un opportuno e minimalista «vedremo a giugno, sarebbe bello….»

Gli azzurri schierati da Mancini sono tutte ottime individualità calcistiche. Forse nessuno può ambire alla qualifica di fuoriclasse, a rivedere la foto ricordo delle Notti Magiche del ’90 e anche quella dell’Europeo casalingo dell’80 prende male, al confronto. Ma questi ragazzi ci mettono tutto quello che hanno, e poco non è.

La gioia di Jorginho.....

La gioia di Jorginho…..

L’Italia tiene palla per quasi tutta la partita, e per un’ora buona, prima del rigore trasformato da Jorginho per fallo di mano di Bouchalakis, non sa quasi mai cosa farne. La Nazionale delle Notti Magiche incantava ad ogni tocco di palla, grazie anche ad artisti come quello che ora siede in panchina. Questa ha fretta di disfarsi del pallone e se la cava (si fa per dire) con i soliti lanci lunghi, palla lunga e pedalare, che denotano una insicurezza di fondo che non ci dovrebbe appartenere. Più di dieci anni di figuracce lasciano il segno evidentemente. A ben vedere, questa squadra è andata vicina a mettere sotto il Portogallo di CR7, campione in carica e fresco vincitore della Nations Cup, la manifestazione interlocutoria con cui l’UEFA ha appesantito il calendario internazionale.

La Grecia gioca come sempre, nello schema tattico è rimasta quella che vinse a sorpresa nel 2004, proprio in Portogallo: tutti dietro e contropiede. Per due volte potrebbe fare male all’Italia, e Donnarumma timbra il cartellino. Ma alla fine è poca cosa davvero, e sono proprio gli azzurri ad avere nel finale la possibilità di arrotondare. Una possibilità di cui li ha resi meritevoli il gioco finalmente espresso nella ripresa.

Siamo in Europa dunque, con i gol di Jorginho e di un Bernardeschi che si toglie in azzurro, pardon, in verde, le soddisfazioni che il bianconero dopo due anni ancora gli nega.

.....e quella di Bernardeschi

…..e quella di Bernardeschi

Il presidente federale Gravina gongola, e parla di voto molto alto per tutti. Teniamo i piedi per terra, il voto è la sufficienza (per ora) per tecnico e squadra. E molto basso per una federazione che dovrà farsi venire per il futuro anche immediato qualche idea più brillante del verde-Puma-Nigeria che ha rischiato di rendere inguardabile questa notte tutt’altro che magica all’Olimpico.

Ci rivediamo a giugno, con la speranza che l’Italia, non solo quella del pallone, per allora abbia recuperato un po’ di orgoglio e di dignità nazionale.

Autore

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.

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