Ombre Rosse

Il paziente inglese

Non è il titolo di un film candidato all’Oscar, ma piuttosto quello di una serie TV destinata a tenere avvinti gli spettatori anche nel 2021. La variante Sars-Covid denominata inglese è stata individuata da pochi giorni nel Regno Unito e già gira per l’Europa come l’ennesimo spettro.

L’Inghilterra torna al centro dell’attenzione come non succedeva dalla Brexit. Da un lato procede la campagna di vaccinazione lampo sulla quale non esistono al momento dati certi, l’infermiera Tiffany Dover sta bene – o così almeno dicono i media -, ma circolano voci su decine di pazienti che bene non se la sono passata dopo l’iniezione, e gradiremmo francamente saperne di più; la stampa più o meno di parte si limita invece a fare quello che sa fare meglio: strumentalizzare questo ed altri episodi tirandoli di qua o di là come giacchette, tutto meno che fare informazione.

Dall’altra, esplode la bomba del virus mutante (e mutato), e anche in questo caso più che da dati certi si viene sommersi da affermazioni di principio. Tutte più o meno inutili.

LondraCovid201221-002Il Sars-Cov2 modificato nelle lande inglesi del Kent e a quanto si legge libero a Londra come Jack lo Squartatore non presenterebbe una maggiore carica virale, non sarebbe perciò più letale della versione modello base. Avrebbe tuttavia una maggiore facilità di diffusione, una accentuata trasmissibilità, tanto che ogni paese europeo di quelli con maggiori contatti con il Regno Unito registra già i propri casi specifici.

Parte il solito talk show dei virologi, che nel frattempo hanno scoperto l’acqua calda: i virus mutano, ma guarda un po’. E del vaccino già in punta di siringa che ne facciamo? Che discorsi, lo facciamo lo stesso, avanti il prossimo!

Rezza dice che il vaccino resta efficace. Come quello dell’influenza, immaginiamo. Ti vaccini ad ottobre per un ceppo e a febbraio ne arriva un altro.

Perno dice che la variante è più veloce (magari fosse successo a quella di Valico sull’Appennino), ma non c’è pericolo.

Galli da parte sua dice che il pericolo c’è, proprio perché il virus si diffonde più velocemente.

Poi c’è Di Maio, che non è virologo ma purtroppo al momento conta più di tutti i virologi messi insieme, e che invoca un coordinamento europeo. Ci siamo persi qualcosa: ma non esiste o dovrebbe esistere dal 1992? E finora l’Europa come ha viaggiato? Ognun per sé e Dio per tutti?

E per finire Speranza: pare che il vaccino funzioni. L’ha visto nel Palantir di Saruman?

Ma soprattutto, c’è l’informazione. L’ANSA stamattina si incarica di rappresentarla al suo meglio (si fa per dire), dando tutte queste notizie e pareri tutte insieme, in fila l’uno dietro l’altro, come un rap. L’effetto complessivo è quello della barzelletta sul Giudizio Universale: hanno detto che la masturbazione non conta!, grida lo speaker alle anime radunate nella valle di Giosafatte in attesa di giudizio. (boato della folla).

BorisJohnson201221-001La gente ha paura, e con questi opinion leaders si può anche capire. La gente – almeno qui da noi – segue di nuovo pedissequamente come nel Medioevo il principio di autorità. Ha detto il governo di mettersi in fila per farsi bucare da una siringa che contiene in realtà un farmaco di cui non si sa nulla se non che produce in molti casi reazioni allergiche o comunque effetti collaterali al momento incommensurabili (vorremmo essere aggiornati su questo, non sulle sciocchezze d’autore di cui sopra), e noi ci mettiamo in fila. Ci scopriamo buoni cittadini pervasi di una solidarietà inconsueta (fatta eccezione per chi non la pensa come noi), e a nessuno viene il dubbio che siamo probabilmente dei paurosi che non ragionano più. Né di scienza, né di coscienza.

Nel nostro piccolo, continuiamo a raccomandare non negazionismo, ma cautela. Quando le autorità dicono qualcosa – dispiace dirlo, ma è così – non è più il caso di commentare IPSE DIXIT, farsi il segno della croce e mettersi in fila per andare a farsi bucare come facevamo negli anni sessanta e settanta. Non c’è più Albert Sabin in cima alla fila, ad attenderci con la siringa in mano.

Di Speranza tra qualche anno non si ricorderà più nessuno, vivaiddio, ma con le conseguenze di una pozione magica uscita troppo presto dal calderone di Panoramix ci dovremo fare i conti noi, eventualmente.

E questo è veramente l’ultimo articolo che a quell’epoca vorremmo dover andare a ricercare in archivio.

Autore

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.

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