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Italia – Inghilterra, la storia siamo noi (seconda parte)

17 novembre 1976, minuto 77, il volo di Roberto Bettega

In Germania, nel 1974, la spedizione azzurra fu il disastro che tutti sanno, e l’Italia si ritrovò nel letto a fianco a quello dell’Inghilterra, al traumatologico virtuale presso cui ciascuna delle due cercava di aggiustarsi le proprie ossa rotte.

Le due squadre si sarebbero ritrovate in America, nel Torneo del Bicentenario che metteva di fronte allo Yankee Stadium di New York le selezioni inglese, italiana, brasiliana e statunitense. Poca festa per l’Italia, surclassata da un Brasile che cercava di gestire il dopo Pelé e rimontata dagli inglesi dopo che l’iniziale doppio vantaggio segnato da Ciccio Graziani aveva dato a noi la sensazione di essere di nuovo sulla strada giusta, con una nuova generazione.

Lo eravamo. Ma per rendercene conto ci fu bisogno di una partita vera, il primo confronto ufficiale della storia dei due paesi in cui ci si giocava finalmente qualcosa: la qualificazione al mondiale di Argentina.

A novembre del 1976, all’Olimpico di Roma, la imprevedibile Italia di Enzo Bearzot sorprese la spocchiosa Inghilterra di Don Revie, che pensava che per vincere e far sì che stavolta a casa ci rimanessero gli italiani bastasse riempire il suo team di attaccanti, affollandoli attorno alla stella Kevin Keegan.

17 novembre 1976, minuto 36. Batte la punizione Giancarlo Antognoni.

17 novembre 1976, minuto 36. Batte la punizione Giancarlo Antognoni.

Le uniche stelle a brillare furono quelle italiane. Giancarlo Antognoni, che con una delle sue punizioni micidiali al 36° mise il match sulla strada giusta per i nostri colori. E poi al 77° Roberto Bettega, che segnò uno dei suoi golazos che ne stavano facendo l’attaccante più forte del dopoguerra italiano insieme a Gigi Riva. Quando Causio saltò il difensore inglese con un colpo di tacco e dalla sinistra mise in mezzo, il pallone era più basso della mezza altezza. Splendido, ma difficile da addomesticare. Non per Bettega, che si tuffò a volo radente e colpì di testa, trafiggendo Clemence per la seconda volta e chiudendo la partita.

Il 2 – 0 stavolta contava per ben altro che per il prestigio, e metteva la Nazionale italiana in pole position per staccare il biglietto per l’Argentina. A novembre del 1977, ci potemmo addirittura permettere di perdere a Wembley con lo stesso punteggio, disputando una partita di puro contenimento difensivo. Tanto ci eravamo già aggiustati la differenza reti sommergendo di gol le altre squadre del girone. Gli inglesi restavano a casa per la seconda volta consecutiva, gli italiani partivano per l’Argentina, ed un mondiale in cui sarebbero risultati la squadra più bella, ed anche quella più sfortunata.

La volta dopo fu a Torino, nelle eliminatorie di Italia 80, l’Europeo che l’Italia organizzava per la seconda volta. Credendo di poter ripetere la grande prestazione argentina, gli azzurri privi dello squalificato Paolo Rossi e di altri campioni in realtà andarono a sbattere sul muro spagnolo prima e su quello belga poi. Unica vittoria, anche se inutile per andare in finale, quella sugli inglesi propiziata da una deviazione sotto porta di Marco Tardelli.

1980, a Torino la risolve Marco Tardelli.

1980, a Torino la risolve Marco Tardelli.

Un paio di amichevoli degli anni ottanta (2-1 all’Azteca di Città del Messico nel torneo premondiale del 1985, e 0-0 nell’89 a Wembley in una amichevole di preparazione a Italia 90), e fu tempo di ritrovarsi in terra italiana per il secondo mondiale da noi organizzato, dopo quello del 1934 a cui gli sdegnati maestri avevano scelto di non partecipare.

Al mondiale delle notti magiche divenute alla fine incubi, Italia ed Inghilterra seguirono una sorte speculare, venendo entrambe fermate in semifinale rispettivamente da Argentina e Germania Ovest mediante quei calci di rigore che più che una lotteria stavano diventando per noi e loro una idiosincrasia. Ci ritrovammo nella finalina di consolazione che non consolò nessuno, ma che almeno allungò la striscia di vittorie italiane dopo il lungo periodo in cui era sembrato che superare l’Inghilterra fosse una cosa per noi impossibile, a noi non congeniale.

L'ultima "notte magica" di Totò Schillaci

L’ultima “notte magica” di Totò Schillaci

Ci rivedemmo di nuovo a Wembley sette anni dopo, di nuovo qualificazioni mondiali, in vista di France 98. Stavolta di squadre ne passavano due, ma era pur sempre meglio mettersi avanti per tempo. A Londra, Gianfranco Zola ripeté il colpo di Capello nel 1973. Ma nel resto delle partite del girone non fummo più a quell’altezza, e quando l’Inghilterra venne a Roma a fine 1997 poté gestire i suoi punti di vantaggio costringendoci ad uno 0-0 che qualificava direttamente lei ed obbligava noi a giocare gli spareggi. Nel frattempo, al premondiale francese in estate, avevano vinto ancora gli inglesi per 2- 0 mettendo ancora più in crisi le nostre traballanti certezze.

In Francia, ci infognammo entrambe per l’ennesima volta nella palude invalicabile dei calci di rigore, noi contro i padroni di casa della Francia, loro che persero l’ennesima rivincita delle Falklands contro l’Argentina, dopo quella del Messico nel 1986 in cui la mano di Maradona era stata scambiata per quella di Dio.

1997, Gianfranco Zola 24 anni dopo Fabio Capello

1997, Gianfranco Zola 24 anni dopo Fabio Capello

Dopo di allora, bisognò attendere l’anno di grazia 2000, amichevole allo Stadio delle Alpi di Torino risolta in nostro favore da un gol di Rino Gattuso. Altra amichevole due anni dopo a Leeds, Elland Road Stadium, ancora una vittoria italiana per 2 – 1 propiziata da un gol di Montella a tempo scaduto.

Anni controversi. Gli inglesi erano convinti di avere a disposizione una nuova golden generation, quella di Gascoigne prima e di Beckham poi. E aspettavano la grande vittoria da un momento all’altro senza mai ottenerla, dal 1996 in cui il calcio avrebbe dovuto tornare a casa fino ai mondiali successivi in cui avevano assistito alle vittorie di altri, per finire a quella italiana del 2006 a Berlino.

Gli italiani dopo Berlino avevano cominciato a loro volta una involuzione che avrebbe portato ad un rapido declino, interrotto soltanto dall’Europeo del 2012 in cui Cesare Prandelli fece magie, compresa quella di tenere in riga il genio e la sregolatezza di Mario Balotelli. Inglesi ed italiani si affrontarono nei quarti, e non andarono oltre lo 0-0, rassegnandosi dunque al fatto che uno dei due avrebbe continuato anche dopo quella sera a maledire la formula dei calci di rigore. Toccò ancora ai bianchi d’Oltremanica, mentre gli azzurri proseguivano il cammino andando a schiantare la Germania e poi a farsi schiantare in finale dalla Spagna.

Euro 2012, per una volta ai rigori ridiamo noi

Euro 2012, per una volta ai rigori ridiamo noi

Quindici anni dopo l’ultima volta, l’Inghilterra tornò a batterci nell’agosto 2012, amichevole a Berna per il centenario della federazione internazionale. 2 – 1 per loro, malgrado noi indossassimo la maglia del trentennale del mundial de España.

A Manaos, due anni dopo, Inghilterra e Italia si affrontarono per dirimere un girone di primo turno al mondiale brasiliano che le avrebbe viste entrambe subito eliminate. Laggiù, ai confini estremi della foresta amazzonica, furono gli italiani a prevalere, e fu l’ultima volta di Mario Balotelli, che segnò il 2-1 della nostra vittoria e poi sparì, immerso nelle sue cuffiette ed ormai perso per il calcio italiano.

14 giugno 2014, Mondiali in Brasile, l'ultimo volo di Mario Balotelli

14 giugno 2014, Mondiali in Brasile, l’ultimo volo di Mario Balotelli

Il resto è storia recente. 1-1 allo Juventus Stadium in amichevole nel 2015. Ancora 1-1 a Wembley nel 2018, sempre in amichevole. Ed eccoci qui, dopo ventisette incontri la questione tra noi e loro è sempre irrisolta, e sempre lo sarà. Il ventottesimo, domenica sera, potrà dire soltanto chi ha diritto a fregiarsi del titolo di campione d’Europa per i prossimi quattro anni. Ed a sollevare la Coppa di questo strano ed avvincente Wandering Tournament denominato Euro 2020, giocato un anno dopo rispetto a quando era previsto. E che ci ha riportati a guardarsi negli occhi per l’ultimo confronto. Noi e loro.

Loro erano i maestri, noi eravamo i campioni. E’ ora di tornare ad esserlo. Italia ed Inghilterra. La storia del calcio, comunque vada domenica, siamo noi.

Euro2021-210708-001

Autore

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.

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