Politica

La Francia in marcia. Verso dove?

Manuel Macron

La Francia ha dunque il suo Matteo Renzi, che a differenza di quello italiano va all’Eliseo forte di un voto popolare, e per di più all’apparenza travolgente. Il 66% è un dato che sembra senza discussione, con la punta di diamante del 90% di Parigi e in generale la netta maggioranza della Francia urbana, metropolitana. Marine Le Pen si ferma al 34% tributatole principalmente dalla provincia, da quei dipartimenti che, come il Pas de Calais, vivono quotidianamente sulla loro pelle tutti i problemi che hanno fatto negli ultimi anni del Front National il secondo partito transalpino, e da oggi in poi l’unica vera opposizione al partito di governo, quell’En marche di Emmanuel Macron che ha subito fatto sapere che marcerà, sì, ma verso dove non è ancora dato capire.

Il più giovane presidente della storia francese entra in carica come puntello di un ancien regime, un mondo inesorabilmente vecchio. Delle due anime storicamente presenti nella società francese, quella rivoluzionaria e quella restauratrice, prevale dunque, in queste Presidenziali 2017 da lungo tempo caricate di significati epocali non solo per i destini della nazione ma anche e soprattutto di quelli dell’intero continente, la seconda. Non è un 1789, un 1830 o un 1848. Non è il trionfo dei Giacobini, e nemmeno quello degli orleanisti di Luigi Filippo. Né tantomeno il Terrore o la Comune. Se proprio vogliamo battezzare un ricorso storico, sembra piuttosto la riedizione del Secondo Impero, e la tentazione semmai è quella di spingersi fino al paragone con Petain.

Non è la paura a far tremare la mano dei francesi nella cabina elettorale. La Francia benestante sceglie il candidato per lei più rassicurante, l’uomo che promette di restare nell’Europa a trazione franco-tedesca ma nello stesso tempo di riadattare questa Europa ad una versione riveduta e corretta della grandeur che il paese sente da sempre come proprio destino immancabile. «La Francia stupirà il mondo», proclama dal palco del discorso della vittoria Emmanuel Macron. Nientemeno.

La sconfitta signora del Front National incassa sportivamente una sconfitta che sa tanto di vittoria. La corsa all’Eliseo ha sdoganato la figlia dell’Innominabile, leader del Partito Invotabile, facendone il partito del futuro. Sulla valutazione corretta del risultato odierno pesano enormemente l’astensione, al 25%, e le schede bianche, al 12%. Record storici, che possono ipotecare per l’avvenire risultati diversi qualora le promesse di Macron ai cugini d’Oltralpe si rivelassero analoghe – nel mantenimento – a quelle fatte a noi dall’omologo Renzi.

Ipotesi assai probabile, a leggere il programma di Macron. «I salariati francesi sono pagati troppo (…) I salariati devono poter lavorare di più, senza essere pagati di più, se i sindacati maggioritari sono d’accordo». Si profila un Jobs Act in salsa francese, quella Loi du Travail che la Francia aveva mostrato di non gradire in un passato recente. La Francia benestante che ha votato En marche in futuro lo sarà dunque un po’ meno, per bocca del suo nuovo presidente. Mentre l’Europa che Emmanuel Macron promette di rifondare assieme a Matteo Renzi e ad una raggiante Angela Merkel non è detto che sia più comprensiva verso gli eventuali nuovi poveri ed i lavoratori sicuramente con assai meno diritti transalpini.

A 39 anni, l’uomo che piace alle banche europee ed alle finanziarie mondiali è come detto il più giovane inquilino dell’Eliseo della storia francese, attraverso le Cinque Repubbliche. La stessa età di Renzi quando giurò la prima volta al Quirinale, ma molti voti in più di lui. E la consapevolezza – almeno a livello subliminale – che il difficile comincia adesso.

«Voglio esprimere un pensiero per Marine Le Pen, non fischiate, hanno espresso una rabbia e una collera, vanno ascoltate», ha detto monsieur le President celebrando la sua vittoria. La collera non si spegne in un giorno. E la storia, soprattutto quella francese, insegna che è più facile aumenti che diminuisca, fino a rovesciare le Bastiglie a colpi di brioches. La Marianne potrebbe tornare alla guida dei citoyens aux armes quanto prima.

Autore

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.

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