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La Nazionale a Firenze

Nazionale211215-01Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Firenze e la Nazionale, novant’anni di calcio italiano narrati attraverso le trenta partite giocate dall’Italia a Firenze.

Un viaggio che comincia nel 1931, quando il pallone cominciava ad essere raccontato dalla radio e dalla stampa sportiva illustrata. Le grandi vittorie dell’Italia di Pozzo avvengono con i primi campioni riconosciuti dal pubblico che affollava gli stadi: Meazza, Ferrari, Piola.

Il nuovo stadio costruito al Campo di Marte, il gioiello architettonico di Nervi, attira la Nazionale e trasforma Firenze nella base organizzativa degli azzurri. Una scelta geografica, per la centralità della città e la sua equidistanza tra Roma e Milano. Una scelta diventata realtà per la volontà di Luigi Ridolfi che mise a disposizione lo stadio e i materiali della Fiorentina, aiutata dai ritiri nella quiete offerta dalle colline di Roveta ideale per preparare gli appuntamenti importanti, a partire dalla Coppa del Mondo 1934.

La Roveta e lo stadio è un binomio che oltrepassa la guerra; i raduni in città, i ritiri a Montecatini e al Saltino degli anni Cinquanta, formano un lungo percorso che porta alla scelta di costruire il Centro Tecnico della FIGC a Coverciano. L’intuizione di Ridolfi, perseguita da altri grandi dirigenti toscani (Dante Berretti, Ottavio Baccani), con Artemio Franchi diventerà l’Università del Calcio e la Casa degli Azzurri e Fino Fini, protagonista dall’inizio di Coverciano, raccoglierà la grande storia della Nazionale costruendo il Museo del Calcio.

La vicenda calcistica s’intreccia con quella del paese che si libera dalla dittatura fascista e comincia la dura ricostruzione post bellica. Dalle maglie azzurre spariscono il fascio littorio e lo scudo sabaudo e compare lo scudetto repubblicano. L’Italia si aggrappa al Grande Torino per sognare, ma lo schianto di Superga porta via la squadra degli Invincibili e i sogni di vittoria. Diciotto giorni dopo la tragedia la Nazionale riparte da Firenze battendo l’Austria e onorando i compagni scomparsi.

La vita degli italiani cambia e con essa il calcio, diventato lo sport nazionale per eccellenza. La televisione affianca la radio nel racconto delle partite e i filmati sostituiscono i foto racconti dei decenni precedenti. E’  con queste immagini che percorriamo gli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta. A Firenze la Nazionale si allena e gioca partite per preparare i campionati del mondo e quelli europei.

Grandi allenatori si succedono sulla panchina azzurra, Valcareggi, protagonista della prima vittoria europea, Bernardini e Bearzot che riporta l’Italia sul tetto del mondo.

La storia è fatta anche di brutti momenti, come la contestazione alla Nazionale del gennaio 1993 e i tredici anni senza partite dell’Italia a Firenze. Fu l’Italia di Lippi a tornarci, pochi mesi prima dell’affermazione mondiale del 2006, battendo sonoramente la Germania. Da allora, non c’è commissario tecnico che non abbia giocato a Firenze: Donadoni, prima degli Europei 2008, il “fiorentino” Cesare Prandelli, Antonio Conte e Roberto Mancini che qui ha preparato la grande vittoria di quest’estate.

Novant’anni, trenta partite, mai una sconfitta e un rapporto tra la città e la Nazionale, tra il Comune e la FIGC costruito sul calcio, ma che ha saputo andare oltre collaborando anche nella dura emergenza della pandemia COVID19.

Questo lungometraggio è un omaggio alla Nazionale ed al Comune di Firenze, al Centro Tecnico di Coverciano e al Museo del Calcio, è un piccolo contributo per conoscere quanto di grande sia stato fatto dal calcio azzurro in questi novant’anni.

Autore

Patrizia Iannicelli

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