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La teoria della razza e l’ombrellone a Capalbio

Finita quella sull’Acquarius e relativi migranti (a proposito, dopo una presunta Odissea che nemmeno Omero avrebbe saputo cantare gli spagnoli fanno sapere che il loro buonismo è a tempo, scadrà tra 45 giorni e poi tutti a casa, in Africa), parte la bambola sui Rom.

Matteo Salvini fa sapere dal Viminale di avere intenzione di censire le persone presenti nei campi nomadi con finalità di ordine pubblico, un provvedimento atteso dalla stragrande maggioranza della popolazione da tempo immemorabile e che sull’onda della vicenda di Duccio Dini si é reso di ancor più stringente attualità.

MatteoSalvini180620-001La comunità nazionale si interroga una volta di più sul perché debbano esistere situazioni privilegiate e di disparità tra cittadini: ce ne sono tanti, la stragrande maggioranza, a cui è richiesto l’obbligo di assolvenza a doveri quali l’istruzione, il rispetto delle leggi, l’onestà, l’impiego in una qualsivoglia attività lavorativa, l’igiene personale, il pagamento delle tasse dovute allo Stato e via dicendo, ed altri che ne sono esentati, perché tali prestazioni non rientrano nella loro cultura.

In questi giorni, i costituzionalisti d’accatto sono tanti. E se il titolo di cantore dell’epopea dell’Acquarius se lo è meritato Edoardo Albinati, scrittore di nicchia che è arrivato ad augurarsi dei morti sulla nave ONG per poterli sbattere in faccia e sulla coscienza al ministro Salvini (di Erri De Luca non parliamo, ha lasciato il cervello in Val di Susa davanti ai cantieri TAV), per il censimento dei Rom c’é l’imbarazzo della scelta.

Tutta l’intellighenzia di sinistra rimanda la partenza per Capalbio e si butta a corpo morto nell’ennesima battaglia di retroguardia contro il governo eletto dal popolo, che dovrebbe prima o poi costarle anche l’ultimo voto superstite ma che intanto, buttandola in prevedibile caciara, intenderebbe far danni. Ai cittadini, soprattutto, ma che importa? I cittadini di quell’intellighenzia non hanno mai fatto parte, anzi ne sono sempre stati cordialmente schifati.

E così, il Salvini razzista e fascista da ieri l’altro si può fregiare anche dell’aggettivo nazista. Quando Enrico Mentana tira fuori le Leggi Razziali del 1938 e invoca la nume tutelare della sinistra senza più argomenti Liliana Segre, capisci che ci siamo, si riparte, il popolo di Capalbio si sta mobilitando di nuovo. Le sue armi sono le solite: la peggior categoria di giornalisti e opinion leaders che l’Occidente abbia mai conosciuto.

Dario Nardella e Luigi De Magistris, sindaci "contro" (il governo)

Dario Nardella e Luigi De Magistris, sindaci “contro” (il governo)

Al GR1 della RAI (azienda di informazione pubblica che ormai paghiamo in bolletta a costi tali da far rimpiangere il vecchio canone) ti va puntualmente di traverso il caffè del primo mattino. Per sei minuti, i primi decisivi sei minuti di ogni TG, parlano a ruota libera e senza freni soltanto le voci degli antagonisti di lotta e di governo, Salvini viene citato di sfuggita, come reproba e (sottintesa) immonda pietra di paragone, si mettono addirittura in bocca al premier Conte parole che non si è mai sognato di dire (anche perché per sua e nostra fortuna in questi giorni ha ben altro di cui occuparsi), si registra con la dovuta enfasi un’altra caduta di stile e di opportunità da parte del vicepremier Di Maio, che ringamba come altre volte da posizioni coraggiose (ricordate le scuse postume a Mattarella?) e riprende il leit motiv sciocco, ignorante e pretestuoso di certa (quasi tutta) sinistra: i censimenti su base razziale sono incostituzionali.

Sempre Di Maio, en passant, ci regala il siparietto gustoso sui «raccomandati della pubblica amministrazione e della RAI», argomento che ha una sua validità oggettiva ma che suona assai strano in bocca ad un giovanotto che per ora nel suo curriculum lavorativo ha soltanto la vendita di cornetti gelato allo Stadio San Paolo di Napoli e che guida per di più un movimento che quando ha governato a livello locale (vero, Virginia Raggi?) spesso e volentieri ha fatto soltanto casini peggiori di quelli che ha trovato.

A proposito di Napoli, si distingue una volta di più nel marasma istituzionale, culturale e – diremmo in sintesi – civico, il suo sindaco, Luigi De Magistris. Non bastavano il prode Dario Nardella, sindaco agli sgoccioli di Firenze (tra otto mesi vivaddio la sua amministrazione sarà soltanto un ricordo, per quanto allucinante), e l’altrettanto prode Enrico Rossi che a casa ci dovrebbe essere già da un anno e mezzo se questo fosse un paese normale, e che invece tenta di raggiungere la fantascientifica data di scadenza del 2020 resistendo nel fortino allestitogli da un PD altrettanto preoccupato del prossimo voto popolare ed altrettanto illegittimato a governare, a questo punto.

La manifestazione nazionale antirazzista bandita da costoro per la prossima settimana nella disgraziata Firenze dove è stato ucciso Duccio Dini (per il quale dopo la surreale costituzione di parte civile del duo Rossi-Nardella nessuno ha più speso mezza parola) si commenta da sola, ma dovrebbe gettare altra benzina sul fuoco, oltre che fieno nella cascina sinistrorsa secondo l’immaginario dissociato dei suoi promotori.

La foto più celebre del Governatore della Toscana Enrico Rossi

La foto più celebre del Governatore della Toscana Enrico Rossi

Non bastavano, no. De Magistris si spinge addirittura ad incitare la sua popolazione alle barricate contro il governo. La cosa che fa raggelare il sangue è che un uomo dotato di una simile cultura giuridica (il sindaco è un ufficiale del governo, tra le altre cose) ha fatto il magistrato per anni, disponendo delle vite altrui a proprio piacimento. Sempre in quel paese normale di cui dicevamo sopra, il suddetto De Magistris dovrebbe essere stato destituito cinque minuti dopo le sue dichiarazioni e messo agli arresti per incitamento alla sedizione con l’aggravante della posizione di pubblico ufficiale. Ma già, la polizia è tutt’ora impegnata nella ricognizione dei vilipendi contro Mattarella (questo sì un censimento costituzionale!), e probabilmente non ha tempo che le avanza.

Siamo alle cosiddette porte con i sassi. C’é una parte politica che antepone come sempre i propri interessi di bottega (ormai ridotta al curatore fallimentare, ma pur sempre bottega) a quelli dei cittadini i cui destini vorrebbe amministrare. Questa parte non si fermerà davanti a niente, a nessun tentativo per quanto fuorilegge o fuori del buon senso. Questa parte manderà allo sbaraglio tutte le risorse piazzate nel tempo a far propri i mezzi di informazione, da Saxa Rubra a Cologno Monzese a quel cenacolo di intelligenze progressiste che è la proverbiale Capalbio, luogo dell’anima prima ancora che della carta geografica. E le altre risorse residue nelle posizioni di potere disseminate nella nostra società, che annoverano tra l’altro anche quel soggetto antinazionale che è da sempre la Chiesa Cattolica.

Firenze, Viale Canova, il luogo dove è morto Duccio Dini

Firenze, Viale Canova, il luogo dove è morto Duccio Dini

Nel calendario della storia, fatalmente, si avvicina inesorabile il momento di venire alle mani, tra cittadini dello stesso paese. Come ogni altra volta in cui i problemi dei cittadini sono stati ignorati per troppo tempo. Ma forse è vero il detto che ogni popolo ha la classe politica che si merita, e noi ci siamo meritati in qualche modo anche l’Onorevole Speranza (nomen omen), che ha denunciato il ministro Salvini per incitamento all’odio razziale. Sappiate dunque che quando vi suoneranno alla porta per il prossimo censimento, potete non aprire ed appellarvi alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

Un’ultima annotazione per i neo-costituzionalisti. Con rispetto parlando, andate a chiedere ai signori Dini, genitori di Duccio, se il censimento degli abitanti dei campi ROM è costituzionale o no.

Autore

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.

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