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Storia dei Mondiali di calcio: le origini

La Coppa Victory, poi ribattezzata Coppa Rimet in onore del suo ideatore

L’avventura dei Mondiali di Calcio riparte il 20 novembre prossimo allo Stadio Al-Bayt del Qatar. Sarà la ventiduesima edizione della Coppa del Mondo, la prima che si disputa in un paese del mondo islamico. La terza – purtroppo – che si disputa senza l’Italia, dopo quelle del 1958 e del 2018.

E’ una storia affascinante quella della massima competizione dello sport più popolare del pianeta. Vi proponiamo di ripercorrerla con noi su Florenceplus, dagli albori fino al momento in cui la cerimonia inaugurale del Mondiale arabo prenderà il via, il 20 novembre prossimo appunto, alimentando il sogno di molti. La Coppa del Mondo di calcio, per dirne una, non è mai stata vinta da un paese non appartenente al cosiddetto mondo occidentale.

L’Italia, come detto, non ci sarà. La volta scorsa fummo sfortunati (troppo forte allora la Spagna) e presuntuosi (troppo forte alla fine perfino la Svezia). Oppure troppo debole, troppo scarso, il livello dei nostri rappresentanti in azzurro negli ultimi anni. Stavolta restiamo a casa per aver perso uno spareggio contro La Macedonia del Nord. No comment, con tutto il rispetto.

Il discorso porterebbe lontano e non è questa la sede. Ciò che conta è che per effetto della nostra ennesima clamorosa esclusione  sulle rive del Golfo Persico e dintorni mancherà un bel pezzo di storia di questo sport.

Gli azzurri hanno vinto la Coppa quattro volte, e sono al secondo posto nella graduatoria assoluta dopo il Brasile, che ne ha vinte cinque. Due volte ha vinto l’Uruguay, nella prima edizione e nella prima organizzata in Brasile nel 1950, ai danni proprio dei padroni di casa. Una volta hanno vinto gli inglesi, nell’edizione casalinga del 1966 ai danni della Germania Ovest con il contestatissimo gol fantasma di Hurst.

Le altre vincitrici sono l’Argentina  e la Francia entrambe due volte (i francesi sono i campioni uscenti), la Germania tre volte in versione Ovest, da Fritz Walter a Gerd Muller fino a Jurgen Klinsmann, e poi finalmente come nazione riunificata otto anni fa in Brasile. 

Jules Rimet

Jules Rimet

La storia che vi vogliamo raccontare cominciò ad Amsterdam, nel 1928. Il calcio era già diventato uno degli sport più popolari in tutto l’orbe terracqueo, se non il più popolare. Tanto da meritarsi l’inserimento tra le discipline olimpiche fin dall’edizione del 1900 a Parigi, nonché una propria organizzazione, la Fédération Internationale de Football Association, o FIFA, che alla fine degli anni venti arrivò alla decisione di istituire una competizione specifica al di fuori della manifestazione olimpica, che con il vincolo allora vigente del dilettantismo non permetteva tra l’altro la partecipazione degli atleti migliori e l’espressione dei veri valori sul campo.

Malgrado all’epoca i maestri fossero gli inglesi, la federazione era in mano ai francesi. Furono due di loro ad avere l’idea giusta, ed a realizzarla. Il presidente della federazione francese Henry Delaunay propose a quella internazionale l’istituzione di un torneo e di un trofeo dedicato al calcio, o football come si chiamava e si chiama tutt’ora in tutte le lingue in omaggio alle sue origini anglosassoni. La federazione internazionale, nella persona del suo presidente – anch’egli francese – Jules Rimet, accolse subito l’idea e bandì la prima competizione per l’anno 1930, avendo la felice intuizione di sfalsare di due anni la kermesse calcistica rispetto a quella olimpica, per evitare confusioni e sovrapposizioni.

CoppaRimet180115-002La coppa in palio fu commissionata ad un orafo parigino, LaFleur, già allievo di Cartier. Questi realizzò una versione della Nike, la Vittoria alata di ispirazione greca, nello stile liberty all’epoca imperante. Fu stabilito che il trofeo sarebbe stato messo in palio ogni quattro anni e passato da un detentore all’altro, finché sarebbe rimasto per sempre nel paese che se lo fosse aggiudicato per tre volte.

Restava solo da scegliere il primo paese organizzatore. Già a quell’epoca il valore del football come veicolo propagandistico soprattutto politico stava emergendo prepotentemente. Nel 1930 cadeva il centenario dell’indipendenza di uno dei più antichi e prestigiosi stati sudamericani, l’Uruguay. Fu deciso quindi di inviare la coppa denominata Victory a Montevideo, affinché lì attendesse di essere raccolta dalle mani del capitano della squadra vincitrice di quella prima edizione, che l’avrebbe conservata per i successivi quattro anni.

Il 21 giugno 1930 la coppa fu quindi imbarcata sulla nave italiana Conte Verde, che salpò dal porto francese di Villefranche-sur-mer, nei pressi di Nizza, alla volta di Montevideo. Ed è aquesto punto che la nostra storia entra nel vivo.

Autore

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.

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