Musica

Georgia on my mind

Tempo di adunanze politiche, per misurare la propria forza e quella degli altri. Partiti in cerca di leader, leader in cerca di partiti, partiti che dovrebbero vergognarsi dei propri leader. Centrodestra in crescita, e come si è visto su quel palco a San Giovanni, di leader ne ha da vendere. Di notevole statura tra l’altro, anche se quella che finisce per spiccare di statura è piccoletta. Ma in compenso recupera su tutti gli altri parametri.

In questi giorni è dappertutto, tutti la vogliono intervistare, tutti la vogliono ascoltare. Perché lei non è mai banale, e non perde mai un confronto. E’ la signora della politica italiana, piaccia o no. E’ la signora a cui la politica italiana potrebbe riservare un grande futuro.

Georgia on my mind. Inevitabile. Stuart Gorrell e Hoagy Carmichael, due jazzisti degli anni ruggenti, la scrissero come tributo ad una donna, la sorella di Carmichael. Ma il testo si prestava anche a diventare l’inno di una regione, e infatti è diventato con il tempo la canzone ufficiale dello Stato della Georgia.

Ray Charles la fece sua nel 1960 e la portò subito al primo posto di Billboard Hot 100, la Hit Parade statunitense. Venti anni dopo, a chiusura dell’epoca tormentata della battaglia per i diritti civili dei neri d’America, lo stesso Charles la cantò davanti all’Assemblea Generale dello Stato, a titolo di riconciliazione generale. Vent’anni dopo ancora, Ray invitò la cantante italiana Giorgia ad eseguire la canzone insieme a lui, dopo aver scoperto che era stata chiamata così in onore del brano. E fu un altro successo.

Augurandole pari successo, dedichiamo il brano del giorno all’altra Giorgia, quella che di mestiere non fa la cantante ma che le canta a tutti.

Autore

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.

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