Olimpiadi

Olimpiadi, Italia esclusa?

Sicuramente non è il problema principale degli italiani in questo momento. Ma ogni goccia contribuisce a far traboccare il vaso. E le ragioni della politica che tiene i manici di quel vaso coincidono sempre più di rado con quelle dell’intelligenza.

Pare che l’Italia sia ad un passo dalla esclusione dai prossimi Giochi Olimpici di Tokyo 2021. Fulmine a ciel sereno? No, piuttosto disastro annunciato. Le regole internazionali noi le invochiamo e rispettiamo solo quando fa comodo ai nostri politici. Stavolta le abbiamo clamorosamente disattese.

Mentre il governo giapponese sta valutando se rinunciare definitivamente alla kermesse olimpica dopo il rinvio forzato dell’anno scorso (a motivo della perdurante difficoltà di normalizzazione dei cinque continenti a seguito della pandemia Covid), il Comitato Olimpico Internazionale che al contrario ripete come un mantra che non ci sono problemi, a luglio la fiaccola olimpica sarà riaccesa, sta valutando di far fare al Belpaese la stessa fine di altri paesi etichettati come canaglie, leggi Russia e Bielorussia, e proibire la partecipazione ufficiale alle Olimpiadi.

Pare che sia pronta una delibera del C.I.O. in tal senso e già domani da Losanna dovrebbe arrivarne la notizia. Dovesse succedere, gli atleti italiani non potrebbero gareggiare con la propria bandiera, non verrebbe suonato l’Inno di Mameli in caso di loro vittoria, le divise non avrebbero la scritta Italia, le medaglie sarebbero computate nel medagliere alla voce Independent Olympic Athetes. Inoltre, a Tokyo rischierebbero l’esclusione anche dirigenti e giornalisti italiani, perché il C.I.O. non rilascerebbe loro accrediti. E come se questo non bastasse verrebbero pure bloccati i finanziamenti del C.I.O. all’Italia.

Tutto questo non per essere incorsi pesantemente nell’antidoping come russi e bielorussi. Ma semplicemente per una delle tipiche e scellerate malversazioni amministrative che fanno la gioia del nostro popolo ed esaltano l’arbitrio di chi lo governa.

In seguito alla riforma attuata dal primo governo Conte, il Coni ha perso la propria autonomia amministrativa a causa dell’ingresso nell’organo governativo Sport e Salute. La successiva riforma, malgrado fosse promossa dal ministro Spadafora per cancellare la precedente, evidentemente non è bastata per non far incorrere l’Italia nelle sanzioni da parte di un C.I.O. che esige che a partecipare ai Giochi Olimpici siano soltanto le nazioni che godono di autonomia sportiva. Siamo insomma in aperta violazione dell’articolo 27 della Carta Olimpica, in cui si legge: “I Comitati olimpici nazionali devono preservare la propria autonomia e resistere a pressioni di qualsiasi tipo, incluse quelle politiche, giuridiche, religiose o economiche”.

Il governo degli anticasta insomma sta producendo l’ennesimo danno al paese che aveva promesso di liberare dalla casta e dalla burocrazia. Il CONI era nato come organismo indipendente di governo dello sport. Ma lo sport è potere, lo sappiamo da quando esiste lo sport ed esiste il potere. E a questo governo il potere sembra piacere ancor più che ai predecessori. Il fatto poi che attualmente il nostro governo sia in crisi e verosimilmente abbia altro a cui pensare rende improbabile un emendamento della situazione, a cui si potrebbe peraltro provvedere con un semplice decreto-legge. Per limitare i diritti costituzionali dei cittadini italiani al governo Conte è bastato molto meno.

Attendiamo dunque un pronunciamento del C.I.O. su cui molti alla vigilia scommettono in senso sfavorevole all’Italia. Preparandoci verosimilmente all’ultima prodezza del Conte bis. Non siamo più in grado di proporci come organizzatori di eventi sportivi. Non siamo neanche più in grado di parteciparvi con una rappresentativa di nostri atleti.

Con la fiamma olimpica, di questo passo, saremo a malapena in grado di dar fuoco a noi stessi, per disperazione.

Autore

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.

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