Musica

Tougher than the rest

Gli Springsteen erano la classica famiglia della working class, la classe operaia del New Jersey. Il capofamiglia, Douglas Frederick, discendeva da immigrati irlandesi, la moglie, Adele Ann Zerilli, da immigrati italiani della fine dell’Ottocento, provenienti da Vico Equense, provincia di Napoli.

Il padre Doug era un veterano della seconda guerra mondiale, che sbarcava il lunario esercitando i mestieri più vari. Il figlio, Bruce Frederick Joseph, rischiò di esserlo a suo tempo di quella del Vietnam. Fu scartato al sorteggio di leva e rimase a casa, mentre i suoi amici partivano e spesso non tornavano. Non fu la sua unica fortuna, la natura l’aveva dotato di un enorme talento musicale, negli anni in cui il rock’n’roll offriva a molti ragazzi in grado di suonare almeno una chitarra elettrica una scorciatoia per il successo.

Ci mise un po’, ma alla fine il successo arrise anche a lui. Born to run, Nato per correre, è del 1974. Da allora la corsa di Bruce Springsteen non si è più fermata. La gente che comprava dischi e affollava i concerti prese da subito a chiamarlo il Boss. Leggenda vuole che ciò dipendesse dal fatto che il suo gruppo musicale, la mitica E Street Band, lo reputasse apertamente il suo leader, e così lo chiamasse. Era anche colui che distribuiva i compensi al termine dei concerti e delle serate. Qualcuno dice che fosse anche un asso nel gioco del Monopoli, passatempo della band in trasferimento da una località all’altra. Fatto sta che il nickname arrivò alle orecchie di qualche giornalista, e gli rimase addosso.

Non è mai stato uno attaccato ai soldi, il Boss. Semmai piuttosto attaccato a certi valori. «La mia musica ha sempre voluto misurare la distanza tra la realtà e il sogno americano», avrebbe detto ad un certo punto, per spiegare la sua distanza dalla politica ufficiale ed insieme il suo impegno a favore dei meno fortunati, a cominciare da quei reduci del Vietnam tra i quali avrebbe potuto trovarsi lui stesso.

Ciò non impedì all’America che stava riscoprendo il suo orgoglio di fare di una delle sue canzoni più antimilitariste, Born in the U.S.A., uno dei propri inni nazionali nel periodo in cui, grazie a Ronald Reagan, la grandeur a stelle e strisce era tornata di moda. Colpa delle sonorità troppo ritmate e travolgenti? Chi lo sa…..

Bruce Springsteen live in East Berlin, 19 luglio 1988

Bruce Springsteen live in East Berlin, 19 luglio 1988

Bruce non era e non è per tutti, anche se a sentirlo prima o poi ci sono andati quasi tutti. Bruce non si piegava alla politica, ma ne accettava l’omaggio come quando durante una premiazione alla Casa Bianca (la cerimonia di assegnazione dei Kennedy Center Honors, premio attribuito dal governo statunitense agli artisti che si sono distinti nella diffusione della cultura americana) l’allora inquilino Barack Obama lo presentò più serio che faceto con un «I’m the president, but he’s the Boss» ( Io sono il presidente, ma lui è il capo). Bruce aveva già ricambiato, sostenendo apertamente il candidato Obama nella corsa presidenziale dell’anno prima, rompendo un astensionismo che durava dal 1972, anno in cui un giovane rocker non ancora riconosciuto come un boss aveva sostenuto il democratico George McGovern contro la rielezione di Richard Nixon.

Ma il Boss rifiuta le etichette. Al punto da spiazzare sistematicamente tutti, musicalmente prima ancora che politicamente, ogni volta che la sua carriera sembra essere arrivata ad un punto fermo. Fu così nel 1988, quando il mondo ancora ballava e saltava sul ritmo di Born in the U.S.A. e lui se ne uscì con Tunnel of love. Abbandonati i panni del working class hero, il look da camionista e le ballate scritte in giro per le strade di Philadelphia, Bruce Springsteen si presentava improvvisamente ed incredibilmente come un affascinante ed elegante uomo comune alle prese con la battaglia più difficile, quella con i propri sentimenti.

Ecco dunque questa intima, per quanto ancora una volta ritmatissima, Tougher than the rest. Che ebbe l’onore tra l’altro di essere inserita in uno degli ultimi concerti tenutisi dalla parte sbagliata del Muro di Berlino prima che cadesse, quella dell’Est.

Dolcezza, io sono più duro degli altri……

Autore

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.

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