(Nella foto, la coreografia del Franchi, di Andrea Martini)
Dopo la vittoria in campionato, che di fatto mette un tassello importante per la salvezza, la Fiorentina è chiamata ad una vera impresa, nella gara di ritorno di Conference League, contro il Crystal Palace.
La squadra viola avrà l’arduo compito di ribaltare il quarto d’andata a Londra, una prestazione sottotono conclusa con il sonoro risultato del 3 a 0, a favore degli inglesi.
La tifoseria consapevole di quanto sia necessaria il supporto, per una rimonta quasi impossibile, risponde presente in tutti i settori, i dati indicano 21.045 spettatori totali (un record nella competizione europea), compresi i supporters inglesi nello spazio loro preposto, ed in una parte della tribuna.
Il tecnico Vanoli, ancora alle prese con diverse defezioni causa infortuni, Kean, neanche in tribuna, per un attacco influenzale, Parisi fermo per problemi fisici, come Fortini, Dodo per un turno di squalifica.
Il modulo molto offensivo è un 3-4-2-1, De Gea tra i pali, Comuzzo, Pongracic, Ranieri, Gosens, in mezzo Mandragora e Fagioli, i trequartisti Harrison, Gudmundsson e Solomon, alle spalle di Piccoli.
Il direttore di gara lo spagnolo Gil Manzano.
Prima del fischio d’inizio, osservato un minuto di silenzio, per la tragica scomparsa in un incidente stradale, dell’ex portiere Alexander Manniger (in viola nella stagione 2001/02), con un coro a lui dedicato, la squadra con il lutto al braccio.
Come annunciato nel post gara contro la Lazio, tutti i settori dell’impianto formano una coreografia, un muro di bandierine bianche con la scritta “Avanti viola”, una splendida cornice, con cori incessanti, per l’intero arco della gara.
Gli inglesi subito pericolosi, con il primo tiro di Sarr, dopo 3 minuti.
I viola provano con un destro di Gudmundsson, respinto dalla difesa ospite, un lancio di Fagioli per Gosens, il tiro del tedesco ribattuto da Richards in angolo.
Al 17esimo minuto, si rompono gli equilibri, con una ripartenza degli ospiti, tre passaggi, cross dalla destra di Munoz e colpo di testa di Sarr, solo davanti la porta.

Il vantaggio iniziale di Ismaila Sarr, di Andrea Martini
Cala il gelo sul Franchi, il vantaggio ospite complica il divario di reti da recuperare.
I gigliati cercano una reazione immediata, il più attivo è Solomon con un tiro messo in corner dal portiere Henderson, con un colpo di testa in area, senza esito positivo.
Per un intervento in area su Mandragora, al 27esimo l’arbitro assegna un rigore alla Fiorentina.
Diversi minuti di attesa, per un problema a Wharton, poi sostituito da Lerma, prima che Gudmundsson mette il pallone sul dischetto degli undici metri per battere il penalty.
L’islandese freddo e preciso spiazza il portiere e pareggia i conti, grande euforia del Franchi che alza la voce nel sostenere la squadra.

Albert Gudmundsson realizza il rigore, di Andrea Martini
Diverse interruzioni di gioco, il Crystal continua a perdere tempo, battibecchi tra giocatori, la prima ammonizione per Pongracic.
Nei 5 minuti di recupero, i viola nell’area avversaria provano a spingere, ma si chiude il primo tempo con il pari.
Nella ripresa, il primo cambio esce Fagioli per Ndour.
Il neo entrato, dopo pochi minuti, dal limite dell’area con un gran destro, trova l’angolo sinistro della porta, per il 2 a 1 viola.

Cher Ndour, autore seconda rete, di spalle Gudmundsson, di Andrea Martini
Il vantaggio aumenta i decibel del pubblico, che crede si possa attuare la rimonta, i viola in pressing con buone occasioni che non si concretizzano.
Al 70esimo doppio cambio, Balbo e Kouadio prendono il posto di Gosens e Comuzzo.
Applausi a scena aperta per il tedesco, che anche se non al meglio per condizione fisica non si risparmia, e a bordo campo incita i compagni da vero condottiero.
Non cambia la dinamica della gara, e del modulo, le Eagles quando arrivano in area mettono i brividi alla retroguardia viola.
Le ultime sostituzioni, l’uscita di Solomon e Gudmundsson, per Fazzini e Fabbian, il pubblico rumoreggia contrariato per le scelte del tecnico.
Ancora interruzioni e perdite di tempo, questa volta l’arbitro spagnolo ammonisce Riad.
Gli ultimi minuti, con meno intensità da parte dei gigliati, gioco spezzettato, gli inglesi guadagnano una punizione, mentre le lancette scorrono.
Dopo 4 minuti di recuepero il triplice fischio, che chiude la gara, e anche la competizione europea dei viola, in virtù del risultato dell’andata.
La squadra si porta verso la Curva, si ferma dopo la metà campo, i tifosi anche se con l’eliminazione, applaudono e sostengono la squadra con cori, apprezzato l’atteggiamento e la prova messa in campo.
Una prestazione di cuore, con i protagonisti che hanno cercato di dare il massimo, anche se l’estenuante possesso palla alcune vole indecifrabile, per il risultato da ottenere.
La difesa colpevole sulla rete subita, una disattenzione generale, anche i subentarti dalla panchina non mostrano grande supporto, De Gea si oppone a qualche tiro.
In mediana Fagioli, non in perfette condizioni, sbaglia qualche passaggio, come il contropiede dal quale scaturisce la rete, Mandragora ha il merito di guadagnare il rigore del pari.
In avanti la solita prestazione di Piccoli, grande volontà, poca consistenza e concretezza sotto porta.
Le note liete, il rientro di Solomon, velocità, dribbling, il più incisivo in fase offensiva, la freddezza di Gudmundsson nel battere il rigore, ma anche le incursioni e le buone giocate, vicino alla seconda rete deviata dal portiere.
La conferma di Ndour, il classe 2004, costretto alla panchina per problemi fisici, realizza la rete del vantaggio, giocatore di qualità per la mediana del futuro, alla sesta rete della stagione.

Pongracic a sinistra, festeggia la rete di Ndour, di Andrea Martini
La vittoria ottenuta non attutisce la delusione e l’amarezza di aver compromesso il passaggio alle semifinali nella gara d’andata, tre reti un bilancio passivo, anche se netto il divario tecnico con gli inglesi, per fisicità e tecnica.
La prestazione al Franchi fornisce comunque altro responso, l’approccio iniziale di grinta e determinazione, colma in parte la differenza vista a Londra, una squadra meno temibile, da poter battere, i titolari assenti potevano dare altro supporto.
Gli applausi nel finale del pubblico, premiano la prestazione di cuore e carattere di tutta la squadra, che mette in campo il massimo.
Dopo un lungo ciclo di 4 anni di partecipazione alla Conference League, la terza competizione europea per importanza, spesso considerata di poco prestigio, iniziata nel 2022, archivia il lungo percorso.
Il rammarico più grande resta non aver alzato il trofeo, spesso davvero vicino e alla portata per avversari affrontati, il bilancio è di 51 gare affrontate (senza i preliminari), due finali perse, una semifinale, un quarto, tra gioie e delusioni, in città e stadi spesso sconosciuti, basi di esperienze per ripartire per le prossime sfide.
Nella prossima stagione ci mancheranno le notti vissute in campo internazionale, un motivo per consolidare e rafforzare la squadra, per poter ambire a posizioni di prestigio, e poter affrontare i migliori club.
Salutiamo l’Europa, quindi con un arrivederci, pochi mesi e torneremo a sventolare le nostre bandiere, a rappresentare la maglia viola con il giglio di Firenze, in giro per il mondo.

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