(Nella foto, tutta la squadra viola, di Andrea Martini)
Dopo la vittoria sulla Juventus della precedente domenica, i viola chiudono il campionato davanti al proprio pubblico, al Franchi, contro l’Atalanta dell’ex tecnico Raffaele Palladino.
Ai fini del risultato, una gara che non ha significato per le due squadre, con i viola a salvezza raggiunta, e con la Conference League conquistata dagli orobici.
Una sorta di ultimo giorno, prima del rompete le righe, da parte dei giocatori, con diversi che non vestiranno la maglia viola nel prossimo anno.
Il dato ufficiale degli spettatori presenti, indica 19.606 in totale.
Il tecnico Vanoli, la cui conferma è ancora tutta da decidere (un tormentone che dura da settimane, con possibili e ipotetici sostituti), schiera una formazione inedita, dando spazio ai giocatori meno utilizzatati.
In porta Christensen al posto di De Gea, in difesa Rugani, per la squalifica di Ranieri, a centrocampo Fabbian, fuori per infortunio Parisi e per problemi fisici Fazzini, ancora assente Kean.
Gli undici di partenza con il modulo del 4-1-4-1, sono: Christensen, Dodo, Rugani, Comuzzo, Gosens (cap.), Mandragora, Harrison, Brescianini, Fabbian, Gudmundsson, Piccoli.
Parte subito forte l’Atalanta, che al quarto minuto, scalda i guantoni di Christensen, che manda in corner un tiro dalla destra di Samardzic.
A parte qualche sortita, senza risultato da parte dei viola, prosegue l’assedio della Dea verso la porta dei gigliati.
Occasione da rete al 17esimo ancora dei nerazzurri, con un tiro di Raspadori che sfiora il palo.
Il pressing degli ospiti è incessante, destro di Sulemana respinto dal portiere, altre due occasioni in pochi secondi, tiro di Samardzic respinta da Christesens, rasoterra di De Roon di poco al lato.
Alla mezz’ora cala la spinta degli ospiti, ma la manovra di gioco dei viola, non porta esito positivo.
Al 39esimo, Brescianini lancia Piccoli, che si libera della marcatura di Hien, il centravanti dalla sinistra tira verso il primo palo, il pallone rotola in rete, con il grande errore del portiere Sportiello, che non trattiene.

Nel mezzo l’autore della rete, Roberto Piccoli, di Andrea Martini
Il primo tempo di marca nerazzurra, con il vantaggio fortunoso della Fiorentina, a lunghi tratti in sofferenza sugli avversari, si chiude dopo un minuto di recupero.

La squadra festeggia Piccoli, dopo la rete realizzata, di Andrea Martini
Nella ripresa stesso copione, sinistro sul primo palo di Raspadori, con Christensen in evidenza.
Occasione per i viola al 55esimo, Fabbian per Dodo, che davanti la porta si fa anticipare dal portiere avversario.
L’Atalanta risponde con Zappacosta, neoentrato, ancora Christensen manda in angolo.
Al 61esimo, punizione da fuori area guadagnata da Gudmundsson, si porta sul pallone Mandragora che di sinistro a giro sul secondo palo, sfiora il raddoppio, con grande intervento di Sportiello.
Prosegue il buon momento dei viola, con un colpo di testa di Rugani, alto sulla traversa.
I primi cambi al 67esimo, Rugani e Brescianini lasciano il posto a Pongracic e Ndour.
Nel frattempo dalla curva Fiesole appaiono lunghi striscioni, il primo ironico contro tutti coloro che durante la stagione hanno sperato in una retrocessione, il secondo di non dover vivere mai più lo scempio vissuto, riferito a società e giocatori.
Il tutto con i soliti cori verso i giocatori:”meritiamo di più”, “andate a lavorare”.
AL 75esimo altre sostituzioni, fuori Gosens e Gudmundsson per Balbo e Solomon. L’uscita dal campo dell’islandese numero 10, accompagnata da una bordata di fischi.
La gara passa in secondo piano, e si avvia verso il termine, Christensen ancora in evidenza con una parata su tiro di Sulemana.
All’80esimo, la Fiorentina vicina al raddoppio, colpo di testa di Fabbian e gran riflesso di Sportiello che si riscatta, e devia ancora in angolo.
All’82esimo, cross dalla destra di Zappacosta, Comuzzo davanti la porta, nel tentativo di anticipare Scamacca, manda il pallone nella propria porta, per il pari degli ospiti.
Una stagione davvero sfortunata per il difensore viola.
L’ultimo cambio, esce Christensen tra uno scroscio di applausi da tutto l’impianto, per il terzo portiere Lezzerini.
Dopo 3 minuti di recupero e le ultime incursioni degli ospiti, il triplice fischio che chiude la sfida, tra una bordata di fischi, e cori di dissenso, che non coinvolgono proprietà ed allenatore.
Il tecnico Vanoli, dopo aver ricevuto gli applausi dalla tribuna, e il coro “rispettiamo solo Vanoli” si avvia da solo verso gli spogliatoi, la squadra a metà campo, indecisa aspetta qualche minuto, vorrebbe portarsi sotto la Curva, ma il clima ostile fa desistere, i fischi sono la musica, che li accompagna fuori dal campo.
Sulla prestazione, per onore di cronaca, la palma del migliore della serata al portiere Oliver Christensen, che con le sue parate risponde presente, merita gli applausi del pubblico, decisivo per l’intero arco della gara.

Il portiere Oliver Christensen, di Andrea Martini
Sul resto del gruppo, quasi sufficiente la difesa, centrocampo a fasi alterne, solita mancanza realizzativa in fase offensiva, prova soporifera, senza infamia e lode, come al solito.
La gara, di nessuna rilevanza, racchiude tutto il percorso visto durante i precedenti mesi, rete fortuita, un pari prevedibile, 40% possesso palla, qualche sporadico tiro, nessuna idea di gioco.
L’anticipo serale delle 20.45 di venerdì, giorno lavorativo, diventa una sorta di saluto tra i tifosi sugli spalti, mentre per lo zoccolo duro del tifo, un modo per contestare solo la squadra, rea dello scempio vissuto, lasciando fuori coloro che la hanno costruita e gestita.
Chi si aspettava le sonore contestazioni dei decenni passati, ha assistito, a pochi minuti di fischi con i soliti cori, messi da parte o cancellati, i durissimi comunicati dello scorso dicembre, che invitavano proprietà e dirigenza a passare la mano.
Si chiude il campionato, e si archivia l’ultima gara della stagione, vissuti mesi di sofferenza, tenendo presenti le altre sfide, prestazioni orribili, sconfitte con rese incondizionate, tra delusioni e amarezze, con il solo obiettivo da raggiungere, la permanenza in serie A.
L’ennesimo pari arrivato, senza infamia e lode, con una classifica a ridosso delle retrocesse (in attesa delle altre gare dell’ultimo turno), la Fiorentina si posiziona al 14esimo posto.
I punti conquisati sono 42 , frutto di 9 vittorie, 15 pari, 14 sconfitte, 41 reti fatte, 50 subite, numeri avvilenti, dopo tante annate a ridosso della parte alta della classifica.
Con la speranza che tutto sia stato un incidente di percorso, di un annata partita male, di errori non preventivabili, ci si aspetta, dai vertici societari segnali positivi per il futuro, con una rifondazione generale.
La prorietà, i dirigenti, i direttori, avranno l’arduo compito di costruire una squadra competitiva, ma soprattutto di riportare fiducia ed entusiasmo nella città del giglio, che si appresta a festeggiare il centenario della Fiorentina, storica e gloriosa società di calcio.

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