Diario Viola Fiorentina

Un andamento lento

(Nella foto, la squadra si porta sotto la Curva, di Andrea Martini)

Dopo il pari arrivato contro i salentini in una sorta di scontro salvezza, (soprattutto per il Lecce relegato nella zona bassa della classifica), la Fiorentina nella 34° giornata di campionato tra le mura del Franchi, affronta il Sassuolo.

La settimana, dopo l’ennesimo risultato deludente, dato l’avversario affrontato, è stata caratterizzata dai rumors sui possibili allenatori della prossima stagione (se non sarà confermato Vanoli), e proprio il tecnico emiliano Fabio Grosso, sembra essere uno dei papabili.

La gara assume quindi un doppio significato, non solo per la posta in palio, punti più necessari ai viola, per la matematica certezza, i neroverdi tranquilli a 45 punti, ma anche per i due allenatori, pronti a giocare le proprie carte per poter allenare la Fiorentina.

Di certo dalla società non trapela nulla, come giusto che sia, si attende l’epilogo finale, prima di dare conferme o cambi sulla panchina e in tutta la rosa.

La gara è il lunch match della domenica, delle 12.30, anche se a ridosso di un ponte festivo e con temperature estive, sono presenti nei diversi settori, 21.700 spettatori.

Nella lista abbastanza lunga degli infortunati (Fortini, Parisi, Gosens, Kean), si aggiunge Piccoli per un risentimento all’adduttore sinistro.

Scelte quasi obbligate per il tecnico Vanoli, con Balbo al posto di Gosens, Rugani in difesa, Gudmundsson come falso nove.

Gli undici di partenza con il modulo del 4-1-4-1 sono: De Gea tra i pali, Dodo, Rugani, Ranieri, Balbo, Fagioli, Harrison, Ndour, Mandragora, Solomon, Gudmundsson.

A disposizione oltre i due portieri, otto giocatori, tre provenienti dalla Primavera, oltre il 2006 Kouadio, ormai aggregato alla prima squadra.

La Fiorentina con la classica divisa viola, il Sassuolo, bianca a strisce verdi.

Il direttore di gara il signor Marinelli.

Parte subito in avanti la squadra di casa, con un accellerata di Dodo e cross di Solomon che colpisce in volto Idzes in area, l’azione sfuma.

I viola più intraprendenti fanno la gara, gli ospiti attendono, approfittando di qualche errore, De Gea dopo un pallone perso da Dodo, respinge con i piedi un’azione di Garcia.

La prima vera occasione da rete al 20esimo, azione combinata Harrison, Dodo, con il brasiliano che crossa nel mezzo, Gudmundsson gira verso la porta, il portiere Turati chiude in corner.

Albert Gudmundsson contro il portiere Turati, di Andrea Martini

Alla mezz’ora i gigliati ancora vicino al vantaggio, cross dalla destra di Harrison, pallone sul secondo palo, dove Solomon a pochi passi, manda di poco fuori, al lato della porta.

Dopo un minuto di recupero si va all’intervallo, gara a ritmo blando, poche occasioni da rete.

Nella ripresa contropiede di Dodo, in area pallone toccato da Solomon, arriva a Gudmundsson, fermato dal portiere Turati, con una grande parata.

La prima occasione da rete degli ospiti al 57esimo, dalla destra Lauriente crossa sul secondo palo, dove Pinamonti colpisce il palo esterno, subito dopo è Volpato che impegna De Gea.

Al 66esimo le prime sostituzioni, sul tabellone appare il numero 44 di Fagioli, il pubblico manifesta con fischi e cori il disappunto, anche il centrocampista non gradisce.

In realtà è solo un errore, a lasciare il campo è Mandragora, che contrariato si porta in panchina, con il tecnico che lo segue per cercare di spiegare la scelta, una scena non piacevole, vista da tutto il pubblico, in quanto mostrata al tabellone.

Fabbian prende il posto di Mandragora, e Fazzini quello di Harrison.

Ancora in evidenza Gudmudsson, che si vede fermare il pallone da Turati con una bella parata, sarebbe stato inutile in quanto l’islandese in fuorigioco.

Al 75esimo problemi fisici per Balbo (venezuelano classe 2006, proveniente dalla Primavera, alla prima gara da titolare), dopo l’intervento dei sanitari il difensore costretto a lasciare il campo.

Al suo posto Comuzzo, che si posiziona al centro con Rugani, Ranieri si sposta a sinistra.

La fase finale è un forcing viola, con un tiro di Gudmundsson deviato in corner, una bella azione personale di Fagioli che salta due avversari e manda alto sulla traversa, un tiro potente dalla distanza di Comuzzo di poco fuori.

Nei 4 minuti di recupero un tiro dalla distanza di Ndour bloccato dal portiere.

Cher Ndour impegna il portire Turati, di Andrea Martini

Si chiude la gara a porte inviolate, con la posta in palio divisa tra le due squadre.

Come rituale, la squadra si porta verso la Curva, sporadici cori e fischi di disappunto, quasi impercettibili, si svuota l’impianto velocemente, ormai nell’indifferenza, in attesa di archiviare quanto prima la stagione.

Sulla prestazione buona la difesa, peccato per il contropiede di Dodo sfumato, che comunque resta tra i più attivi, Fagioli si conferma perno della mediana, Gudmundsson propositivo in fase offensiva, impegna in più occasioni il portiere avversario.

Una gara di marca viola nella prima parte, anche per l’avversario già salvo, che non ha mai dato l’impressione di alzare il ritmo e rendersi pericoloso in fase offensiva, all’inizio di ripresa qualche squillo neroverde, ma senza grandi occasioni.

Un clima da fine scuola, con temperatura estiva, che porta sonnolenza, un andamento lento, come la gara senza emozioni, che sembra stata scritta per un pari scontato, che accontenta le due squadre.

Diciamo da settimane che spettacolo e ritmo, si rinviano ad altre date, si cerca di badare al sodo, 9 punti la distanza con la terz’ultima Cremonese, un ottimo margine, a 4 gare dal termine.

Un finale avvincente con Genoa, e tre big, Roma, Juventus e Atalanta, che lottano per l’Europa che conta.

Le sfide che portano grandi motivazioni, dove contano l’orgoglio e la grinta di confrontarsi con avversari superiori, senza timori reverenziali, affinchè una stagione orribile e complicata, possa concludersi con qualche piccola soddisfazione.

Un riscatto per il gruppo, per i singoli, per le scelte del futuro, per la tifoseria, per la storica società, che merita altri palcoscenici, a pochi mesi dai primi cento anni dalla sua nascita.

Autore

Patrizia Iannicelli

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